Giorno: 26 Febbraio 2026

Albinoleffe – Como

C’è un profumo speciale nell’aria di via Cazzaniga, quello delle grandi imprese che sanno di svolta. Non è una partita, è una dichiarazione d’intenti. L’AlbinoLeffe scende in campo con il fuoco negli occhi e la consapevolezza di chi non vuole solo partecipare, ma dominare. Il duello con il Como è un concentrato di adrenalina, tecnica e cuore, una battaglia tattica dove ogni centimetro di campo è stato sudato e conquistato. I blucelesti hanno giocato con il piglio della grande squadra, trascinati da un Duci in stato di grazia, capace di trasformare in oro ogni pallone toccato. Ma oltre ai singoli, è il collettivo a brillare: una difesa di ferro e un centrocampo che corre per tre. Il 2-1 finale è il giusto premio per una prestazione totale, un successo che lancia un messaggio fortissimo. Il Como cade con onore, ma la festa è tutta bluceleste. E ora? Ora il sipario si alza sul palcoscenico più prestigioso. Niente paura, nessuna esitazione: all’orizzonte c’è il Milan.

Dopo appena due minuti Noris deve già chiudere le gambe per bloccare la bordata di Borda. È chiaro: non sarà una partita semplice da seguire. Quel colpo di testa di Gorla per poco non prende la curva giusta al 10′. L’AlbinoLeffe risponde immediatamente dopo ma, con un pizzico di fortuna, Tosetti si salva e, soprattutto, salva i suoi. Bernini prova a innescare il reparto offensivo con i lanci dalle retrovie, ma i blucelesti non steccano nei duelli aerei. In uno dei momenti migliori del Como sono Carrara, Giuliani e Duci a confezionare splendidamente la rete del vantaggio: Carrara premia lo scatto sulla fascia di Giuliani che, una volta a ridosso dell’area, alza la testa e non ci pensa due volte a servire il compagno, bravo e rapido nel tagliare al centro. È un rigore in movimento e Duci non stecca: 1-0 per l’AlbinoLeffe (18′). I lariani preferiscono non cedere all’euforia che sembra poter travolgere la gara, consci che non ne beneficerebbero. Chi, invece, ha tutto l’interesse a spingere sono proprio i blucelesti, che assediano l’area rivale costringendo Tosetti a metterci i guantoni in più di un’occasione. L’ultima a spaventare la difesa, poco prima del riposo, è Piacentini.

A sbloccare la ripresa ci pensa nuovamente Duci: inserimento con serpentina e tiro sul primo palo, freddissimo e precisissimo per il 2-0 AlbinoLeffe (2′). La risposta ospite sembra poter arrivare con Panzeri, che si libera per la conclusione da distanza ravvicinata, ma Noris non trema e risponde presente. Il Como prova a lanciarsi in avanti mettendo apprensione alla difesa bluceleste, che però resiste con ordine. Anzi, l’occasione più netta la dipingono proprio i ragazzi di Albino: Giuliani scarica da fuori una sassata su cui Tosetti si allunga come un gatto; Carrara si ritrova il pallone lì, facile da appoggiare in porta, ma non fa in tempo a coordinarsi e manda alto (15′). Quasi come un raggio di sole nella notte di via Cazzaniga, la riapre Bilalaj, bravo a sfruttare un corner e a insaccare di testa: 2-1 e risultato di nuovo in bilico (18′). Non c’è un secondo da perdere perché dall’altra parte Tosetti viene impegnato altre due volte, mentre Caporali si rende protagonista di un salvataggio sulla linea sensazionale che tiene vive le speranze dei suoi (24′). Il finale è di fuoco, ma il vantaggio bluceleste tiene. Ora c’è il Milan.

DISTINTA GARA

vs

Monza – Renate

Vanno sotto meritatamente in un primo tempo un po’ spento, sotto tono. Leka concretizza tutti gli sforzi di un bellissimo Renate sugli sviluppi di una punizione, con una zampata perfetta. Nella ripresa cambia tutto, letteralmente. Cambiano gli interpreti, cambia il risultato, che si ribalta in favore del MonzaIurascu entra e segna dopo qualche secondo, Bini fa un eurogol spettacolare da fuori area e festeggia al meglio il proprio 14esimo compleanno. I brianzoli ribaltano le Pantere con un 2-1 memorabile: al prossimo turno c’è l’Atalanta.

Stesso risultato, identico, medesimo nello scorso turno del Trofeo Annovazzi. Chi contro il Villa Valle, chi contro l’Aldini. Due test contro squadre regionali tra le più forti della Lombardia, prima di affrontarsi in un quarto di finale tutto tra realtà professionistiche. Il Monza di Enrico e il Renate di Della Mura si sfidano per agguantare il prossimo turno, che sarà contro l’Atalanta.

Gioie e smania di iniziare la partita si trasformano ben presto in altre due emozioni a corrente alternata. I brianzoli si rifugiano un po’ in sé stessi, non riuscendo a fare la propria gara di qualità. Vitali amministra in mezzo al campo, Pirrello e Kaci lottano sulle rispettive corsie, ma in avanti non si crea moltissimo, anzi. Al contrario, le Pantere entrano in campo come galvanizzate, con un piglio che permette loro di sfornare un primo tempo degno di nota. Glionna è nella sua giornata migliore e, come una zanzara in piena estate, va a dare fastidio ai difensori biancorossi. Colombo è inarrestabile e le sue discese sono sempre pericolose, la difesa è solidissima, Barbugian para due tiri e tiene illibata la rete. Cosa manca? Beh, soltanto il gol. Che arriva sugli sviluppi di una punizione battuta da Forcillo, a cinque minuti dal duplice fischio del direttore di gara: la palla passa sopra le teste di tutti, Leka la raccoglie in area di rigore e da due passi fa 1-0. E nel finale di primo tempo l’occasione che poteva valere il raddoppio, non sfruttata nel migliore dei modi: tutti fermi per un sospetto fuorigioco, Manzoni si ritrova con il pallone da solo davanti alla porta, Manenti con una scivolata prodigiosa evita il raddoppio e tiene a galla i suoi.

Nemmeno il tempo di entrare in campo, nemmeno quello di scaldarsi bene nei primi minuti e settare la propria mente sull’obiettivo. Questo per le persone normali chiaramente, non di certo per Alessio Iurascu, bomber del Monza. Insomma, la sua sola presenza sembra incutere timore, paura. Forcillo in mezzo al campo pasticcia e si fa rubare palla proprio da Iurascu che, con soli due passi, arriva in porta mettendo la palla sul primo palo per l’1-1 a pochi secondi dal suo ingresso in campo. Impatto a dir poco devastante, anche perché le occasioni che vengono create diventano infinite e rilevanti ai fini della partita. A due minuti di distanza dal gol del pareggio, Iurascu conclude nuovamente, ma capitan Rastello con una scivolata magistrale si oppone. Poi, qualche giro d’orologio più tardi, è Erbetta con una scivolata provvidenziale a deviare la palla in corner su un altro tiro dell’ex Ausonia Iurascu. Infine, pure una terza occasione: Iurascu serve Bellani al limite dell’area, Rastello si immola con un altra scivolata impressionante, la palla finisce sulla testa di Faggiano, che sfiora la traversa. Soltanto quattro parole: il gol è maturo. Che significa? Il Monza ha creato talmente tanto che è nell’aria: a momenti troverà il gol del vantaggio. Nulla di più vero, nulla di più scontato. E non è proprio un gol a caso, è definibile tranquillamente “eurogol”, ovvero una versione meravigliosa. Da fuori area Bini si coordina e con un destro da far venire la pelle d’oca prende la traversa interna, prima che palla gonfi la rete, il tutto nel giorno del suo compleanno (20’). Nel finale scintille tra giocatori, prontamente sedate da staff e direttore di gara senza ripercussioni e un gol annullato al Renate per carica sul portiere. E quindi è gioia Monza. Rimonta completata grazie all’apporto dei subentrati, secondo turno dei quarti di finale conquistati: ora per i ragazzi di Enrico c’è l’Atalanta.

DISTINTA GARA

vs

Acc. Inter. – Ponte SP Mapello

Pesa come un macigno e lo sai. Jacopo Zenoni e i tuoi compagni prima di te hanno fatto il loro. Ora spetta a te. Sul dischetto c’è il rigore decisivo, quello per diventare grandi e, soprattutto, danzare con le grandi. Opong Asare sembra disinteressarsi di tutto questo e non trema. E come potrebbe? Dopo una prestazione da leader difensivo assoluto quel pallone, in realtà, forse gli appare anche leggero. Il centrale del Ponte Mapello lo scaraventa in porta e manda i gialloblù ai quarti di finale 2, al termine di una sfida con l’Accademia inter in cui i tempi regolamentari non sono bastati (complici le magie di Di Matteo e Baratelli) e sono serviti i tiri dagli undici metri. Ora, per il Ponte, l’occasione di una sfida di livello assoluto: di fronte c’è l’Inter.

La notte delle grandi occasioni. Accademia Inter e Ponte Mapello una di fronte all’altra. All’orizzonte l’Inter, in attesa di conoscere chi affronterà nei quarti di finale. Zenoni e Taiano promettono battaglia, Colleoni prova ad accendere il motorino. Sono cinque minuti pregni di carica emotiva, culminati con la traversa centrata da Tuttolomondo direttamente da corner (5′). Asare non ci pensa un secondo a ricorrere al fallo quando e se necessario. Colleoni e Zanetti ne confezionano una veramente ghiotta, ma la palla non arriva coi tempi giusti e finisce col perdersi sul fondo (13′). Dall’altra parte D’Acunti e D’Agnese non vogliono certamente restare a guardare, ma Taiano è una piovra onnipresente. Come duettano nello stretto i nerazzurri e come risponde senza mezze misure il Ponte Mapello. Proprio quando ormai appariva scontato l’esito di un primo tempo a reti bianche, Di Matteo prende il cielo di via Cazzaniga e vi ci dipinge al centro un arcobaleno: pallonetto per mandare avanti 1-0 il suo Ponte Mapello (28′).

Ripresa che promette di avere delle tinte nerazzurre particolarmente presenti. C’è un risultato da ribaltare lato Accademia, e un vantaggio da difendere o allungare lato Ponte. Chi non sembra essere troppo d’accordo con questo secondo punto in particolare, è Baratelli. Parta dalla sua trequarti difensiva e comincia una cavalcata imperante lungo la corsia di destra. Ne salta uno. Si accentra e ora potrebbe imbucare per il proprio compagno. Troppo scontato. Baratelli si accentra ancora e scarica una botta col sinistro talmente precisa da non lasciare scampo alcuno: palla che si abbassa e si posiziona nell’esatto tratto d’aria fra la mano di Vezzoli e la traversa. Golazo e 1-1 (6′). Cresce l’Accademia. Cresce al punto che da destra arriva un rasoterra da spingere soltanto in rete. Fuga manca l’appuntamento col gol: mani nei capelli.

Scivolata titanica di Corna per fermare un Taiano che sembrava destinato a involarsi verso la porta: il pubblico del Ponte apprezza (20′). I gialloblù sembrano aver atteso il momento giusto, perché ora sembrano loro ad avere l’ago della bilancia a favore. Le seconde portano i loro nomi e non sbagliano una chiusura. L’Accademia, però, è dura a morire e si rialza, riversandosi nuovamente nella metà campo rivale. Non basta. A nessuna delle formazioni basta un secondo tempo monumentale. Servono quindi i calci di rigore e qui, a trionfare, è il Ponte Mapello, con Vezzoli e Asare che risultano decisivi.

DISTINTE

vs

Lecco – Alcione

Pazza? No, pazzissima. Quattro gol nel primo quarto d’ora di partita, la doppietta di bomber Tentori, le perle da fuori di Renna e Laface, la palombella di Maffini e continui ribaltoni, minuto dopo minuto. Insomma si è capito, Alcione e Lecco ci tenevano parecchio a questo quarto di finale del Trofeo Annovazzi. Per sfortuna, però, solo una avrà accesso al secondo turno di quarti contro la Juventus: questi sono le Aquile di Passanante. Nella ripresa Tentori firma una clamorosa tripletta personale, spedendo la gara ai rigori sul 3-3: Dogari segna quello decisivo, il Lecco affronterà la Vecchia Signora.

Guardi il tabellone del Trofeo Annovazzi e vedi che, se vincerai la sfida, andrai a giocartela nel secondo turno di quarti di finale contro una certa Juventus: non proprio una squadra qualunque. L’emozione allora sale, i battiti del cuore aumentano e la voglia di vincere per continuare nel percorso diventa l’unica ragione di vita, almeno per 60 minuti… Da una parte l’Alcione di Tacchini, schierato col classico 4-3-3 con Martimucci come punto di riferimento offensivo. Dall’altra il Lecco di Passanante, in una sorta di 4-2-3-1 molto mobile, con il trio Moutharrik-Bumelliana-Dogari alle spalle di bomber Tentori.

Il direttore di gara non fa in tempo a mettere il fischietto in bocca che i giri dei rispettivi motori si alzano, e di parecchio. Partita apertissima, lo si vede sin dai primissimi attimi. Perché prima, sugli sviluppi di una punizione battuta da Sauro, capitan Spena si spinge dalla difesa all’attacco e manca solo di pochissimo l’appuntamento col pallone a tu per tu con Beltrammi. Poi, però, alla primissima occasione buona, colpisce l’Alcione: Renna si ritrova la palla tra i piedi e di prima intenzione calcia la palla in rete dal limite (5’). Come avevamo detto? Da una parte all’altra, giusto. Tentori reagisce per il Lecco. Con forza, con carattere, con leadership. Si carica la squadra sulle spalle e trova il pareggio in men che non si dica (7’). Peccato che però non faccia nemmeno in tempo a festeggiare, perché dopo appena 30 secondi gli Orange ritrovano un meritato vantaggio: Ronquillo dalla destra crossa in mezzo, Maffini raccoglie dopo una serie di rimpalli e spedisce il pallone in rete con una sorta di palombella. È un inizio infuocato? Sì, lo abbiamo capito, ma c’è tempo per altri due gol e molte, moltissime, altre emozioni. Prima con il tris dei ragazzi di Tacchini, firmato dal gioiello della squadra: capitan Laface. Tiro da fuori area sul primo palo, Pagnoncelli sfiora soltanto con le dita: 3-1 dopo appena 13 minuti di gioco. La gara poi si affievolisce leggermente, ma guai a dirlo a voce troppo alta: altro grande inserimento di Tentori, che si porta la palla sulla sinistra, per poi incrociare da bomber vero (26’).

Prendete il primo tempo e tutto quanto successo, prendete una bacchetta magica e con un incantesimo cancellate tutto dalla memoria. La ripresa vede una partita completamente diversa. Un po’ per i tanti cambi, un po’ per la paura di sbagliare in un momento così delicato. Perché per chi non l’avesse ancora capito sì, ci si gioca tutto. E allora l’Alcione opta per un assetto più difensivo, con una coppia completamente rimodernata dagli ingressi di Gangemi e Santagostino. Mentre le Aquile provano a spingere per il pareggio, d’altronde devono per forza. E all’urlo del tecnico – «Dobbiamo segnare!» – i classe 2011 blucelesti si scatenano. Prima con una punizione pericolosa del subentrato Generosi, che però manca di poco lo specchio della porta. Poi con il gol del pareggio, meritato, nonostante le poche occasioni create. Santagostino pasticcia con un passaggio lento diretto a Beltrammi, Tentori sbuca dal nulla e con un tocco delicato sotto alla palla fa 3-3. Ai calci di rigore sono decisivi gli errori di Gangemi e Annale, l’ex Inter Dogari decide la sfida: le Aquile affronteranno la Juventus al prossimo turno.

DISTINTA

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