Giorno: 25 Marzo 2026

Juventus – Inter

Finale Bracco Cup 11 Woman’s Football

«L’attesa del piacere è essa stessa il piacere» si diceva in una vecchia pubblicità. Perché per avere questo verdetto si è dovuto attendere quella che è parsa un’eternità. Ci si è messo un rinvio dell’ultimo atto dell’Annovazzi, ci si è messa la pioggia e la grandine che hanno costretto il direttore di gara a sospendere la partita. Ma, a contribuire all’infinita meraviglia di questa finale, sono anche e soprattutto Inter e Juventus. Se si arriva ai rigori, se sono solo i penalty a decretare le campionesse dell’undicesima Women’s Bracco Cup, è grazie a loro. È grazie a Franceschi e al primo tempo perfetto delle nerazzurre. È grazie a Tarolla e alla reazione della formazione di Colombo che nel finale si arrocca in difesa, perché sa che dai nove metri può davvero fare la differenza. Perché sa che chi si presenta con il pallone in mano, raramente sbaglia. Una dimostrazione? Quattro ne battono, quattro ne segnano. Anche il più pesante. Anche il più difficile. Affidato al capitano. Ad Alisa Spellecchia. Palla da una parte, Arrigoni dall’altra. E alla prima partecipazione è già vittoria.

Affascinante. Come altro definire il Derby d’Italia? Juventus e Inter, Inter e Juventus, la storia di una rivalità che torna indietro negli annali. E che all’Annovazzi si incontra, nel femminile, per la prima volta. Anno di rivoluzione, quello del Torneo dell’Enotria. Perché, in qualsiasi caso, qualcosa è destinato a cambiare. Che sia il ritorno al successo delle nerazzurre, dopo l’anno del Milan, che sia il first try delle bianconere che dopo aver superato le rossonere si vogliono ergere a corsare all’ombra della Madonnina. Non ci resta che sedersi e godersi lo spettacolo. E l’inizio è lo specchio di queste due forze che si attraggono e si annullano. Con la fuga di Franceschi a cui risponde il tentativo dalla distanza di Grasso, scossa e risposta di una partita fin dai primi istanti viva. E che così vuole rimanere. Perché all’energica centrocampista piemontese le nerazzurre provano a rispondere con l’attacco alla profondità della nueve. Ribadendo che da qui può passare il vantaggio, anche se si fa fatica a cambiare l’iniziale equilibrio di Via Cazzaniga. Seppur l’incornata di Marando sibili pericolosamente vicino al palo. Anche se il sinistro di capitan Signorelli costringe Consentino alla parata plastica. E lentamente, Inter e Juve cominciano a parlare lingue diverse: c’è la lingua del fraseggio, comandato dal capitano di Bellini, che costruisce e serve Rizzotto, che però manda alto, c’è l’effetto sorpresa che si fa chiave tattica delle ragazze di Lombardo. Ed è sempre Franceschi che, a meno di dieci minuti dal duplice fischio, rischia di cambiare tutto. Di spezzare una fragile che si è trascinata per un quarto d’ora. Resistendo al ritorno del difensore, dopo aver con il pressing riconquistato la sfera. E se Consentino risponde al primo tentativo dell’attaccante dell’ex Sarnico, cinque minuti dopo non può nulla: perché si ritaglia lo spazio giusto, perchè scappa sulla sinistra e nessuno la prende più. E l’Inter si avvicina così a un clamoroso ritorno in cima alla Bracco. Perché dopo il vantaggio, sono le lombarde a confermarsi. Non nel risultato, che rimane invariato, quanto nel gioco e nel possesso. Con Molinari che da destra passa a sinistra e da subito inventa per Rizzotto. Ma alla fine del primo tempo l’1-0 non decide nulla.

E la rivoluzione di Bellini, che delle prime nove lascia in campo solo Rizzotto e bomber Franceschi, non si traduce, almeno nei primi istanti della ripresa, in una rivoluzione in campo. Anche se Avelino Maiolino sfiora il colpaccio. Con il pressing, riconquistando palla e colpendo un clamoroso palo. Che lascia tutto invariato, ma dimostra una cosa: la Juve è viva. E nonostante il brivido Piccaluga, su cui Lo Iacono risponde presente, è ancora in partita. Come dimostra il destro di capitan Spellecchia, che sibila pericolosamente alla destra di Arrigoni. Eccola, la reazione bianconera. Che dopo alcuni minuti di studio, si lancia alla ricerca del pari. Ed è proprio la sua bomber a riaprire tutto: a un quarto d’ora dal termine, Tarolla riceve e la gira in porta. E ora si riapre tutto, perché Franceschi sfiora ancora, perché l’Inter si rilancia subito in attacco. La Juve si arrocca, praticamente nella propria area. Le ragazze di Bellini si prendono la sfera e il suo controllo, senza più volerlo lasciare. Nonostante lo strappo di Sardi che illumina sulla destra. Ma ormai questa finale, questo Annovazzi, ha assunto la forma dell’infinito. E così, al duplice fischio l’1-1 manda direttamente ai calci di rigore. Quelli che con il Sarnico premiarono la Juve e che chissà se stasera riusciranno di nuovo a portare fortuna alla squadra di Colombo. Detto, fatto: perché le piemontesi sono glaciali, perché Spellecchia si prende carico del rigore più pesante – l’ultimo, dopo gli errori di Vetro e Della Morte – e lo mette lì dove Arrigoni non può arrivare. Consegnando, dopo un torneo eterno, con tanto di finale sospesa per grandine, la Women’s Bracco Cup alla Juventus.

 

DISTINTA GARA

vs

Inter – Milan

Finale Bracco Cup 45° Carletto Annovazzi

È successo di tutto. Non sono bastati sessanta minuti. Non è bastato un primo tempo di fuoco, marchiato dal gol di Ortolani e dalla replica di Crisci. Perché una sfida così non poteva decidersi in maniera banale. E allora ci sono voluti i calci di rigore per rendere la serata ancora più indimenticabile e degna di essere vissuta con il cuore a mille fino alla fine. Quel cuore che, inevitabilmente, batteva all’impazzata nel momento in cui Grimoldi si è presentato dagli undici metri, consapevole che quella sarebbe potuta essere l’occasione giusta per vestire i panni dell’eroe. E così è stato, perché il rigore del centrale rossonero è quello che manda il Diavolo in Paradiso. Sembra un ossimoro, vero? No, è pura realtà: Milano continua ad essere rossonera.

Ebbene sì, di fronte ci sono ancora loro. A 72 ore di distanza dalla battaglia del Vismara che ha permesso ai rossoneri di Artusa di staccare il pass per le fasi finali; ma anche ad un passo dalla possibilità di regalarsi una notte da sogno. Inter contro Milan, derby della Madonnina: è nuovamente una questione di famiglia tra cugini. Neanche il tempo di mettersi comodi che la partita si accende immediatamente. Con Fresolone che conclude di prima intenzione dopo l’intrigante trama costruita dal Diavolo. Ma soprattutto con capitan Ciancimino, vicinissimo alla rete del vantaggio dopo essersi involato alla grande verso la porta difesa da Tafuri. È solo questione di attimi? È solo questione di attimi. Perché ci pensa il 9 di Pedrinelli a propiziare subito dopo il vantaggio nerazzurro: altra incursione in area di rigore e tiro deviato sul palo, sul quale si avventa Ortolani scaraventando dentro il pallone a porta ormai sguarnita (6′). È il lampo che illumina via Cazzaniga, e innesca la reazione immediata dei rossoneri. Prima con la traversa – clamorosa – colpita da Colombo, poi con l’assolo vincente di Crisci: l’ala destra del Milan è glaciale davanti a Galliera e con tempismo perfetto ristabilisce immediatamente la parità (10′). Messa in discussione qualche istante più tardi da Kostyuk, la cui girata dal limite avrebbe sicuramente meritato maggior fortuna. Discorso analogo per Bernasconi, il cui urlo di gioia viene strozzato in gola dal miracoloso intervento difensivo di Silvestri. Sono questi gli acuti con cui Baratti & co. mandano un messaggio forte e chiaro ai nerazzurri: vogliamo il vantaggio. A dimostrarlo – dopo la sgasata sulla sinistra di Fresolone – è ancora bomber Kostyuk, con un colpo di testa dall’interno dell’area piccola che finisce incredibilmente alto. E intanto l’Inter cosa fa? Rimane ferma a guardare? Neanche per sogno. È nuovamente Ciancimino il più pericoloso, ma questa volta deve fare i conti con il provvidenziale colpo di reni di Tafuri. Niente da fare, il destino di entrambe verrà deciso nella ripresa.

Che comincia con la stessa intensità e gli stessi ritmi della prima mezz’ora. I ragazzi di Pedrinelli rientrano in campo con il piglio giusto, anche se è Fresolone a sfiorare il vantaggio: ancora una volta, però, tra i rossoneri e la gloria si frappongono i legni della porta. Allora bisogna riprovarci, affidandosi sempre alle armi più taglienti. Crisci, Colombo, Kostyuk e l’onnipresente numero 6, che costruiscono nuovamente i presupposti per impensierire la retroguardia avversaria. E rispondono all’asse PacciollaGiampieretti, capaci di presentarsi al match con una buona combinazione sviluppata da sinistra. Ma la chance più ghiotta della seconda frazione di gioco ce l’ha Guerrero, il cui tiro a giro – lento ma insidioso – si infrange sulla traversa. Nel mentre, il tempo scorre inesorabilmente e nessuno sembra in grado di primeggiare sull’altro. Nonostante la tempesta incessante che si abbatte sui ventidue in campo, e costringe a sospendere la partita per qualche minuto. Nonostante il tentativo del neo entrato Filippo Armento, ben schermato dalla difesa rossonera. Nonostante l’ultimo guizzo dell’ispirato Pacciolla. L’epilogo – per ora – è ormai scritto: si rimane con il fiato sospeso, si va dal dischetto. La serie dagli undici metri parte nel migliore dei modi per entrambe: segna Giampieretti – sebbene Tafuri devii il pallone con le dita – e lo fa anche Colombo. Freddi e impeccabili lo sono anche Filippo Armento e Tarabugi prima, Pacciolla e Fresolone poi. Ma l’equilibrio è vicino a spezzarsi, perché Manzotti calcia fuori e Rampoldi non trema. Allora, si entra nel momento cruciale del match: segnare per continuare a sperare da una parte, gonfiare la rete per incornarsi campioni dall’altra. Tutti gli occhi sono puntati su Buonaventuri e Grimoldi; il numero 18 nerazzurro non sbaglia, il difensore rossonero mette la parola fine con il rigore della liberazione. Adesso la festa può partire sul serio: 371 giorni dopo, via Cazzaniga è nuovamente rossonera.

DISTINTA GARA

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