Inter – Milan

Finale Bracco Cup 45° Carletto Annovazzi

È successo di tutto. Non sono bastati sessanta minuti. Non è bastato un primo tempo di fuoco, marchiato dal gol di Ortolani e dalla replica di Crisci. Perché una sfida così non poteva decidersi in maniera banale. E allora ci sono voluti i calci di rigore per rendere la serata ancora più indimenticabile e degna di essere vissuta con il cuore a mille fino alla fine. Quel cuore che, inevitabilmente, batteva all’impazzata nel momento in cui Grimoldi si è presentato dagli undici metri, consapevole che quella sarebbe potuta essere l’occasione giusta per vestire i panni dell’eroe. E così è stato, perché il rigore del centrale rossonero è quello che manda il Diavolo in Paradiso. Sembra un ossimoro, vero? No, è pura realtà: Milano continua ad essere rossonera.

Ebbene sì, di fronte ci sono ancora loro. A 72 ore di distanza dalla battaglia del Vismara che ha permesso ai rossoneri di Artusa di staccare il pass per le fasi finali; ma anche ad un passo dalla possibilità di regalarsi una notte da sogno. Inter contro Milan, derby della Madonnina: è nuovamente una questione di famiglia tra cugini. Neanche il tempo di mettersi comodi che la partita si accende immediatamente. Con Fresolone che conclude di prima intenzione dopo l’intrigante trama costruita dal Diavolo. Ma soprattutto con capitan Ciancimino, vicinissimo alla rete del vantaggio dopo essersi involato alla grande verso la porta difesa da Tafuri. È solo questione di attimi? È solo questione di attimi. Perché ci pensa il 9 di Pedrinelli a propiziare subito dopo il vantaggio nerazzurro: altra incursione in area di rigore e tiro deviato sul palo, sul quale si avventa Ortolani scaraventando dentro il pallone a porta ormai sguarnita (6′). È il lampo che illumina via Cazzaniga, e innesca la reazione immediata dei rossoneri. Prima con la traversa – clamorosa – colpita da Colombo, poi con l’assolo vincente di Crisci: l’ala destra del Milan è glaciale davanti a Galliera e con tempismo perfetto ristabilisce immediatamente la parità (10′). Messa in discussione qualche istante più tardi da Kostyuk, la cui girata dal limite avrebbe sicuramente meritato maggior fortuna. Discorso analogo per Bernasconi, il cui urlo di gioia viene strozzato in gola dal miracoloso intervento difensivo di Silvestri. Sono questi gli acuti con cui Baratti & co. mandano un messaggio forte e chiaro ai nerazzurri: vogliamo il vantaggio. A dimostrarlo – dopo la sgasata sulla sinistra di Fresolone – è ancora bomber Kostyuk, con un colpo di testa dall’interno dell’area piccola che finisce incredibilmente alto. E intanto l’Inter cosa fa? Rimane ferma a guardare? Neanche per sogno. È nuovamente Ciancimino il più pericoloso, ma questa volta deve fare i conti con il provvidenziale colpo di reni di Tafuri. Niente da fare, il destino di entrambe verrà deciso nella ripresa.

Che comincia con la stessa intensità e gli stessi ritmi della prima mezz’ora. I ragazzi di Pedrinelli rientrano in campo con il piglio giusto, anche se è Fresolone a sfiorare il vantaggio: ancora una volta, però, tra i rossoneri e la gloria si frappongono i legni della porta. Allora bisogna riprovarci, affidandosi sempre alle armi più taglienti. Crisci, Colombo, Kostyuk e l’onnipresente numero 6, che costruiscono nuovamente i presupposti per impensierire la retroguardia avversaria. E rispondono all’asse PacciollaGiampieretti, capaci di presentarsi al match con una buona combinazione sviluppata da sinistra. Ma la chance più ghiotta della seconda frazione di gioco ce l’ha Guerrero, il cui tiro a giro – lento ma insidioso – si infrange sulla traversa. Nel mentre, il tempo scorre inesorabilmente e nessuno sembra in grado di primeggiare sull’altro. Nonostante la tempesta incessante che si abbatte sui ventidue in campo, e costringe a sospendere la partita per qualche minuto. Nonostante il tentativo del neo entrato Filippo Armento, ben schermato dalla difesa rossonera. Nonostante l’ultimo guizzo dell’ispirato Pacciolla. L’epilogo – per ora – è ormai scritto: si rimane con il fiato sospeso, si va dal dischetto. La serie dagli undici metri parte nel migliore dei modi per entrambe: segna Giampieretti – sebbene Tafuri devii il pallone con le dita – e lo fa anche Colombo. Freddi e impeccabili lo sono anche Filippo Armento e Tarabugi prima, Pacciolla e Fresolone poi. Ma l’equilibrio è vicino a spezzarsi, perché Manzotti calcia fuori e Rampoldi non trema. Allora, si entra nel momento cruciale del match: segnare per continuare a sperare da una parte, gonfiare la rete per incornarsi campioni dall’altra. Tutti gli occhi sono puntati su Buonaventuri e Grimoldi; il numero 18 nerazzurro non sbaglia, il difensore rossonero mette la parola fine con il rigore della liberazione. Adesso la festa può partire sul serio: 371 giorni dopo, via Cazzaniga è nuovamente rossonera.

DISTINTA GARA

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Milan – Monza

Il derby lombardo tra Milan e Monza è stato un concentrato di tecnica, capovolgimenti di fronte e una resilienza agonistica encomiabile da parte di entrambe le compagini. Al termine dei tempi regolamentari, il tabellino recita un 2-2 specchio fedele di una partita in cui nessuno ha voluto alzare bandiera bianca, salvo poi portare la vittoria ai rossoneri dopo i tiri di rigore, dove Tafuri ha vestito i panni dell’eroe e Crisci ha chiuso i conti. Sarà finale quindi, e l’Inter non è il più semplice dei clienti.

L’avvio di gara è tutto di marca brianzola. Il Monza approccia il match con una ferocia agonistica impressionante, cercando di schiacciare i rossoneri nella propria metà campo. Già al 1′Bini mette il turbo sulla corsia di sinistra servendo un pallone d’oro per Faggiano. Quest’ultimo, dall’out di sinistra, tenta un diagonale velenoso che sibila accanto al palo, facendo strozzare in gola l’urlo del gol ai tifosi biancorossi. Il forcing del Monza prosegue al 3′, ancora con Faggiano protagonista: la sua conclusione sul secondo palo mette i brividi alla retroguardia milanista, ma la mira è ancora leggermente imprecisa. Nonostante la pressione ospite, il Milan colpisce alla prima vera occasione. All’8′, un lancio millimetrico dalle retrovie scavalca il centrocampo e pesca il Toro Crisci. L’attaccante rossonero mette in mostra tutto il suo repertorio: aggancio sontuoso, penetrazione di forza in area di rigore dove salta seccamente due avversari e, a tu per tu con Manenti, rimane freddissimo insaccando il gol dell’1-0. Il Monza però non demorde e al 14′ ha subito l’occasione per pareggiare dagli undici metri. Sul dischetto si presenta Melotto, ma l’esecuzione non è impeccabile e la palla termina fuori, lasciando il Milan in vantaggio. Il pareggio è però solo rimandato. Al 22′, infatti, Milesi sale in cattedra: riceve un pallone difficile, lo controlla magistralmente con il sinistro e lascia partire un diagonale chirurgico che si spegne alla destra del portiere. È l’1-1 che chiude una prima frazione di gioco intensissima.

Proprio nel momento di massimo sforzo del Monza, il Milan torna avanti. Prima è Smelzo a trovare l’ennesima parata da copertina – sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra – salvando i biancorossi, mentre due minuti più tardi neanche lui può nulla. Al 14′Colombo scende sulla sinistra e pennella un cross rasoterra che attraversa tutta l’area piccola; sul secondo palo si avventa Tarabugi che, da due passi, non può sbagliare. È il 2-1 che sembra poter indirizzare la gara verso i colori rossoneri. Ma il Monza ha dimostrato di avere sette vite. Al 21′, un’azione corale di rara bellezza riporta il match in equilibrio: uno scambio rapido tra Grassi e Faggiano, palla a Pirrello che vede l’inserimento di Galuppo e gli serve un pallone solo da spingere in rete. Il pareggio del 2-2 scatena la gioia della panchina brianzola. Nel finale, i biancorossi hanno addirittura la chance per il colpaccio. Al 29′, il solito instancabile Faggiano mette l’ennesimo cross della sua partita, Galuppo controlla bene a centro area ma calcia alto sopra la traversa fallendo il match point. Il triplice fischio dell’arbitro decreta la fine dei tempi regolamentari rinviando tutto ai rigori. Dagli undici metri Tafuri diventa subito decisivo, mentre il rigore che fa esplodere la curva rossonera e manda il Milan in finale lo segna Crisci, chiudendo così una notte magica per la squadra di Artusa.

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Inter – Juventus

Il fascino del Derby d’Italia non conosce età, e la sfida tra Inter e Juventus dei classe 2012 ne è la prova tangibile. Sul terreno di gioco dell’Enotria è andato in scena un monologo nerazzurro, una prestazione corale di altissimo livello che ha visto la formazione di casa imporre il proprio ritmo sin dai primi battiti del cronometro, lasciando ai bianconeri solo le briciole di un match deciso dalla qualità tecnica e dalla fame agonistica dei ragazzi in maglia nerazzurra. 3-0 e finale conquistata. E in finale sarà un altro derby, un po’ più sentito…

L’approccio dell’Inter è feroce. Sin dal fischio d’inizio, i nerazzurri prendono il controllo delle operazioni, occupando stabilmente la metà campo avversaria. Già al 2′, l’Inter si rende pericolosa per vie centrali: Gianpieretti riceve palla in una zona nevralgica, si libera per la conclusione ma il suo tiro finisce alto sopra la traversa. È il primo segnale di un assedio che non tarderà a produrre frutti. Pochi minuti dopo, al 7′, è Guerrero a salire in cattedra. L’ala nerazzurra si accentra con agilità, mandando a vuoto il diretto marcatore, ma la sua conclusione pecca di precisione e si spegne a lato. La Juventus fatica a imbastire una reazione, schiacciata da un pressing alto che toglie respiro alla manovra di costruzione bianconera. Al 15′, sale la pressione: Ciancimino, autore di una prova maiuscola, scatta sul fondo e mette al centro un pallone velenoso che attraversa tutta la porta, scorrendo pericolosamente a filo tra i due pali senza trovare la deviazione vincente. È il preludio a quello che accadrà nella ripresa. Se nel primo tempo la Juventus era riuscita faticosamente a mantenere la porta inviolata, il secondo tempo si trasforma in un incubo per la difesa ospite. Da sottolineare, però, sponda bianconera le prove del duo d’attacco Dwomo-Amadio, sempre attivi lì davanti e spesso anche ad aiutare in ripiegamento.

Al 6′ della ripresa, l’equilibrio si rompe definitivamente. Ventura pennella un cross perfetto dalla fascia, un pallone che chiede solo di essere spinto in rete: Ortolani legge la traiettoria con un tempo d’inserimento da manuale, svetta in anticipo sulla difesa bianconera e di testa trafigge il portiere per l’1-0. L’Inter ne approfitta subito per raddoppiare. All’11′, un’azione corale da applausi: palla filtrante in area, Sperati lavora un ottimo pallone di sponda proteggendo la sfera e servendo uno scarico perfetto per l’accorrente Ciancimino. Il numero 9 nerazzurro non ci pensa due volte e scaglia un mancino a incrociare che si insacca nell’angolino basso. È il gol del 2-0 che mette in ghiaccio la partita. Ma lo show di Ciancimino non è finito. Al 16′, l’attaccante nerazzurro decide di mettersi in proprio per firmare la doppietta personale. Riceve palla sulla corsia sinistra, accelera puntando Marchisone e lo scarta con una finta secca. A quel punto si trova a tu per tu con Nichitean, il portiere juventino tenta l’uscita disperata ma Ciancimino lo evita con una freddezza glaciale, depositando il pallone in rete per il 3-0. Il triplice fischio sancisce una vittoria netta e meritata per la squadra di Pedrinelli.

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Ponte SP Mapello – Inter

Il calcio, si sa, è un gioco di centimetri e di momenti. Se la sfida tra Inter e Ponte Mapello fosse stata un incontro di boxe, ai punti il primo tempo si sarebbe concluso con un pareggio nervoso, fatto di scambi rapidi e guardie alte. Ma il calcio si gioca in rete, e alla fine a esultare sono i nerazzurri, capaci di capitalizzare l’unica vera crepa in un muro gialloblù che pareva invalicabile (1-0). Ciancimino eroe per una notte, e chi lo sa che non possa esserlo anche tra un settimana con la Juventus

La prima frazione è un monologo nerazzurro nel possesso, ma un soliloquio sterile negli ultimi sedici metri. L’Inter manovra, cuce il gioco tra le linee e cerca con insistenza la profondità, ma sbatte sistematicamente contro l’organizzazione difensiva del Ponte Mapello. Manca l’ultimo passaggio, quella scintilla capace di trasformare la mole di gioco in effettivo pericolo. Dall’altra parte, gli ospiti non restano a guardare. I ragazzi di Beretta adottano una strategia di attesa intelligente: affondano meno colpi, ma ogni volta che riconquista palla e ripartono in transizione, danno la netta sensazione di poter far male. La difesa interista deve restare alta e concentrata per non farsi sorprendere dalle verticalizzazioni improvvise di una squadra che sa esattamente come ferire in contropiede. Il secondo tempo si apre con un’Inter più convinta. Al 5’ arriva il primo squillo: Ventura trova lo spazio per la conclusione a botta sicura, ma Rillosi si immola, respingendo il pallone con il corpo e salvando i suoi. Il Ponte Mapello risponde subito al 7’: Colleoni pennella un cross perfetto dalla fascia, Di Matteo svetta più in alto di tutti ma la sua incornata sibila di poco a lato del palo, gelando la panchina nerazzurra.

Al 16’, però, la partita si spacca. E a spaccarla è un difensore con l’anima da fantasista: Multari. Il centrale interista parte palla al piede dalla propria metà campo, mette il turbo e salta tre avversari in una cavalcata prepotente. Arrivato al limite, allarga con intelligenza per Giampieretti sulla destra; la conclusione di quest’ultimo viene respinta da un attento Cappella, ma sulla palla vagante si avventa come un falco Ciancimino. È il gol del vantaggio, una rete di rapina che premia l’opportunismo dell’attaccante e la follia agonistica di Multari. Il Ponte Mapello non ci sta a tornare a casa a mani vuote e alza il baricentro. Al 21’ l’occasione del pari passa dai piedi di Taramelli, servito con generosità da Baldis: la sua conclusione sembra destinata al sacco, ma Tomasini Zoppi vola e con una smanacciata prodigiosa devia al di là del palo. L’ultimo brivido della gara arriva al 29’ e porta la firma del solito Baldis: su un cross dalla destra, l’attaccante tenta il gesto tecnico della domenica, una mezza rovesciata coordinata e potente che però non trova lo specchio della porta per una questione di millimetri. Al triplice fischio è festa Inter, ma il Ponte Mapello esce dal campo con l’onore delle armi e il rammarico di non aver concretizzato un volume di gioco importante.

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Lecco – Juventus

In una sfida che ha ricordato più un ottovolante che una classica partita di calcio, la Juventus mette in mostra tutto il suo arsenale offensivo, superando un Lecco mai domo che ha saputo soffrire e pungere nei momenti di massima pressione (5-3). Una gara giocata a ritmi altissimi, dove le difese hanno spesso dovuto lasciare il passo a giocate individuali di alta scuola e a una foga agonistica d’altri tempi. Alla fine la Juventus la spunta e ora in semifinale troverà l’Inter.

L’avvio è tutto di marca juventina. Già al 5’ Generosi lancia il primo segnale: un movimento a convergere dalla fascia per scaricare il mancino, trovando però un Nichitean attentissimo nella parata bassa. È solo il preludio al vantaggio, che arriva sessanta secondi dopo: sugli sviluppi di un corner, dopo una doppia miracolosa opposizione di GrigoliMarchisone è il più lesto di tutti a ribadire in rete il gol dell’1-0. Il Lecco accusa il colpo e la Juve raddoppia immediatamente al 7’. È un’azione da manuale: velocità d’esecuzione e verticalità portano Yano al limite dell’area; l’attaccante entra nei sedici metri con eleganza e fulmina il portiere sul palo più lontano. La partita sembra già indirizzata, specialmente quando al 15’ Graneri cala il tris, risolvendo una mischia dopo una respinta corta di Grigoli su un velenoso cross dalla destra. Il Lecco prova a scuotersi con una conclusione di Leshi da centrocampo, ma Nichitean controlla senza affanni. La tenacia ospite viene però premiata al 24’: Corbetta ara la fascia destra e pennella un traversone perfetto per Tentori, che in spaccata acrobatica sul secondo palo accorcia le distanze, firmando una rete di pura voglia.

La ripresa si apre con un Lecco molto più aggressivo. Al 7’ serve un super intervento di piede di Grigoli per negare la gioia del gol ad Amadio, ma è al 9’ che la partita vive il suo momento chiave: Corbetta ispira ancora Tentori, la conclusione a botta sicura supera il portiere ma trova l’incredibile salvataggio sulla linea di un eroico Marchisone. Dal possibile 3-2 si passa al poker juventino in un battito di ciglia. All’11’, Amadio decide di scrivere il suo nome nel tabellino con una prodezza balistica: un pallonetto millimetrico che scavalca il portiere in uscita, una parabola che sembra disegnata con il compasso. Il Lecco non ci sta e un minuto dopo risponde colpo su colpo: Berardis lavora un ottimo pallone al limite e serve Dogari, il cui diagonale non lascia scampo per il 4-2. Il forcing finale vede la Juve allungare ancora al 14’ con un’incornata imperiosa di Tosetto su angolo dalla sinistra, ma l’ultima parola spetta allo spirito indomito dei blucelesti. Al 25’, Abdelhamid incarna perfettamente la grinta lecchese: pressa ferocemente il portiere avversario sulla costruzione dal basso, gli ruba il tempo e deposita in rete il gol che chiude le marcature.

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Monza – Atalanta

Il calcio, si sa, è lo sport capace di regalare le emozioni più intense in una manciata di minuti, e quanto accaduto nel match tra Monza e Atalanta ne è la prova lampante. In un avvio di gara che definire elettrizzante sarebbe riduttivo, le due formazioni hanno dato vita a un botta e risposta che ha lasciato il pubblico col fiato sospeso, tracciando fin da subito i contorni di una partita destinata a rimanere impressa nella memoria. Alla fine sono i ragazzi di Enrico a portarsela a casa (2-1), guadagnandosi la possibilità di essere la prima semifinalista del Torneo Annovazzi di casa Enotria.

L’Atalanta approccia la gara con una marcia in più, mostrando una manovra fluida e un’intenzione chiara: colpire subito. La strategia paga immediatamente, addirittura dopo soli tre giri di lancette. Il cronometro segna appena l’inizio delle danze quando Pavesi, con una visione di gioco da veterano, scaglia un lancio lungo millimetrico che taglia come un coltello il centrocampo monzese. La sfera trova Pera, l’ex bomber dell’Ardor Lazzate, che dimostra tutto il suo fiuto del gol: controllo perfetto, un dribbling secco che mette fuori causa l’estremo difensore avversario e deposito in rete a porta sguarnita. L’1-0 è un colpo a freddo per il Monza, che però non ha nemmeno il tempo di smaltire lo shock.

La reazione dei brianzoli è quasi istantanea. Passano appena centoventi secondi, al 5’, e il tabellino deve già aggiornarsi. Frigerio svetta in mezzo all’area su una palla inattiva, la sua spizzata di testa diventa un assist perfetto per Iurascu. La prima incornata di quest’ultimo sembra destinata in fondo al sacco, ma Pavesi, in un moto d’orgoglio difensivo, riesce a salvare sulla linea di porta. Tuttavia, la fortuna premia chi ci crede: sulla ribattuta, Iurascu è il più lesto di tutti ad avventarsi sulla palla. Con una bordata potente e precisa, non lascia scampo alla difesa nerazzurra. È 1-1, e la partita è ufficialmente esplosa.

Dopo il fulmineo scambio di colpi, il ritmo si assesta su livelli altissimi, con entrambe le squadre alla ricerca del varco giusto. Il Monza guadagna terreno, guidato da un dinamismo encomiabile. Al 25’ arriva l’episodio decisivo della prima metà di gara. Bini ara il terreno fino ad arrivare sul fondo. Il suo cross arretrato è un invito a nozze per l’accorrente Iurascu, che con un inserimento perfetto impatta la sfera di potenza. Il tiro è una sentenza: 2-1. Per Iurascu non è un gol banale, ma la conferma di un momento di forma smagliante: con questa doppietta, infatti, firma il suo quarto centro in appena due partite, trascinando la squadra nel Torneo AnnovazziEnrico può sorridere: la sua squadra ha saputo soffrire, reagire e infine ribaltare una situazione che si era fatta subito in salita.

La partita prosegue poi tra tatticismi e tentativi, ma l’inerzia del match è ormai chiaramente a favore dei biancorossi. Il Monza dimostra carattere e solidità, mentre l’Atalanta, nonostante un inizio da sogno, ha pagato a caro prezzo qualche disattenzione difensiva di troppo. Il triplice fischio sancisce una vittoria di cuore e di sostanza, quella che i tifosi amano definire “da grande squadra”.

 

DISTINTA GARA

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Albinoleffe – Como

C’è un profumo speciale nell’aria di via Cazzaniga, quello delle grandi imprese che sanno di svolta. Non è una partita, è una dichiarazione d’intenti. L’AlbinoLeffe scende in campo con il fuoco negli occhi e la consapevolezza di chi non vuole solo partecipare, ma dominare. Il duello con il Como è un concentrato di adrenalina, tecnica e cuore, una battaglia tattica dove ogni centimetro di campo è stato sudato e conquistato. I blucelesti hanno giocato con il piglio della grande squadra, trascinati da un Duci in stato di grazia, capace di trasformare in oro ogni pallone toccato. Ma oltre ai singoli, è il collettivo a brillare: una difesa di ferro e un centrocampo che corre per tre. Il 2-1 finale è il giusto premio per una prestazione totale, un successo che lancia un messaggio fortissimo. Il Como cade con onore, ma la festa è tutta bluceleste. E ora? Ora il sipario si alza sul palcoscenico più prestigioso. Niente paura, nessuna esitazione: all’orizzonte c’è il Milan.

Dopo appena due minuti Noris deve già chiudere le gambe per bloccare la bordata di Borda. È chiaro: non sarà una partita semplice da seguire. Quel colpo di testa di Gorla per poco non prende la curva giusta al 10′. L’AlbinoLeffe risponde immediatamente dopo ma, con un pizzico di fortuna, Tosetti si salva e, soprattutto, salva i suoi. Bernini prova a innescare il reparto offensivo con i lanci dalle retrovie, ma i blucelesti non steccano nei duelli aerei. In uno dei momenti migliori del Como sono Carrara, Giuliani e Duci a confezionare splendidamente la rete del vantaggio: Carrara premia lo scatto sulla fascia di Giuliani che, una volta a ridosso dell’area, alza la testa e non ci pensa due volte a servire il compagno, bravo e rapido nel tagliare al centro. È un rigore in movimento e Duci non stecca: 1-0 per l’AlbinoLeffe (18′). I lariani preferiscono non cedere all’euforia che sembra poter travolgere la gara, consci che non ne beneficerebbero. Chi, invece, ha tutto l’interesse a spingere sono proprio i blucelesti, che assediano l’area rivale costringendo Tosetti a metterci i guantoni in più di un’occasione. L’ultima a spaventare la difesa, poco prima del riposo, è Piacentini.

A sbloccare la ripresa ci pensa nuovamente Duci: inserimento con serpentina e tiro sul primo palo, freddissimo e precisissimo per il 2-0 AlbinoLeffe (2′). La risposta ospite sembra poter arrivare con Panzeri, che si libera per la conclusione da distanza ravvicinata, ma Noris non trema e risponde presente. Il Como prova a lanciarsi in avanti mettendo apprensione alla difesa bluceleste, che però resiste con ordine. Anzi, l’occasione più netta la dipingono proprio i ragazzi di Albino: Giuliani scarica da fuori una sassata su cui Tosetti si allunga come un gatto; Carrara si ritrova il pallone lì, facile da appoggiare in porta, ma non fa in tempo a coordinarsi e manda alto (15′). Quasi come un raggio di sole nella notte di via Cazzaniga, la riapre Bilalaj, bravo a sfruttare un corner e a insaccare di testa: 2-1 e risultato di nuovo in bilico (18′). Non c’è un secondo da perdere perché dall’altra parte Tosetti viene impegnato altre due volte, mentre Caporali si rende protagonista di un salvataggio sulla linea sensazionale che tiene vive le speranze dei suoi (24′). Il finale è di fuoco, ma il vantaggio bluceleste tiene. Ora c’è il Milan.

DISTINTA GARA

vs

Acc. Inter. – Ponte SP Mapello

Pesa come un macigno e lo sai. Jacopo Zenoni e i tuoi compagni prima di te hanno fatto il loro. Ora spetta a te. Sul dischetto c’è il rigore decisivo, quello per diventare grandi e, soprattutto, danzare con le grandi. Opong Asare sembra disinteressarsi di tutto questo e non trema. E come potrebbe? Dopo una prestazione da leader difensivo assoluto quel pallone, in realtà, forse gli appare anche leggero. Il centrale del Ponte Mapello lo scaraventa in porta e manda i gialloblù ai quarti di finale 2, al termine di una sfida con l’Accademia inter in cui i tempi regolamentari non sono bastati (complici le magie di Di Matteo e Baratelli) e sono serviti i tiri dagli undici metri. Ora, per il Ponte, l’occasione di una sfida di livello assoluto: di fronte c’è l’Inter.

La notte delle grandi occasioni. Accademia Inter e Ponte Mapello una di fronte all’altra. All’orizzonte l’Inter, in attesa di conoscere chi affronterà nei quarti di finale. Zenoni e Taiano promettono battaglia, Colleoni prova ad accendere il motorino. Sono cinque minuti pregni di carica emotiva, culminati con la traversa centrata da Tuttolomondo direttamente da corner (5′). Asare non ci pensa un secondo a ricorrere al fallo quando e se necessario. Colleoni e Zanetti ne confezionano una veramente ghiotta, ma la palla non arriva coi tempi giusti e finisce col perdersi sul fondo (13′). Dall’altra parte D’Acunti e D’Agnese non vogliono certamente restare a guardare, ma Taiano è una piovra onnipresente. Come duettano nello stretto i nerazzurri e come risponde senza mezze misure il Ponte Mapello. Proprio quando ormai appariva scontato l’esito di un primo tempo a reti bianche, Di Matteo prende il cielo di via Cazzaniga e vi ci dipinge al centro un arcobaleno: pallonetto per mandare avanti 1-0 il suo Ponte Mapello (28′).

Ripresa che promette di avere delle tinte nerazzurre particolarmente presenti. C’è un risultato da ribaltare lato Accademia, e un vantaggio da difendere o allungare lato Ponte. Chi non sembra essere troppo d’accordo con questo secondo punto in particolare, è Baratelli. Parta dalla sua trequarti difensiva e comincia una cavalcata imperante lungo la corsia di destra. Ne salta uno. Si accentra e ora potrebbe imbucare per il proprio compagno. Troppo scontato. Baratelli si accentra ancora e scarica una botta col sinistro talmente precisa da non lasciare scampo alcuno: palla che si abbassa e si posiziona nell’esatto tratto d’aria fra la mano di Vezzoli e la traversa. Golazo e 1-1 (6′). Cresce l’Accademia. Cresce al punto che da destra arriva un rasoterra da spingere soltanto in rete. Fuga manca l’appuntamento col gol: mani nei capelli.

Scivolata titanica di Corna per fermare un Taiano che sembrava destinato a involarsi verso la porta: il pubblico del Ponte apprezza (20′). I gialloblù sembrano aver atteso il momento giusto, perché ora sembrano loro ad avere l’ago della bilancia a favore. Le seconde portano i loro nomi e non sbagliano una chiusura. L’Accademia, però, è dura a morire e si rialza, riversandosi nuovamente nella metà campo rivale. Non basta. A nessuna delle formazioni basta un secondo tempo monumentale. Servono quindi i calci di rigore e qui, a trionfare, è il Ponte Mapello, con Vezzoli e Asare che risultano decisivi.

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Villa Valle – Monza

Approccio alla gara corretto? Forse anche qualcosa di più. I brianzoli sono semplicemente una sinfonia calcistica perfetta. Funziona tutto. Progressioni sugli esterni, dribbling in mezzo al campo per accentrarsi e arrivare al tiro, serpentine in area di rigore, cross dalle fasce o dal fondo, rasoterra o per aria. Il Villa Valle ci mette cuore e grinta, soprattutto nel secondo tempo quando va anche vicinissimo al gol della bandiera. A negarglielo, probabilmente, una zolla di terra di troppo. Quello che fa il Monza nel primo tempo, però, è troppo per essere cancellato. Pokerissimo nel giro di ventiquattro minuti per blindare il passaggio del turno e accedere alla prossima fase del Torneo Annovazzi.

Il Monza parte forte. Qualche tifoso giallorosso riconosce che «sarà una partita di sofferenza». La dimostrazione? Il fatto che poco dopo quella frase Bini riesce a trocare una traiettoria beffarda, che finisce col batte il portiere rivale e portare avanti i suoi. 1-0 per il Monza (6′). Il giro palla brianzolo è ubriacante. Da sinistra verso destra e da destra verso sinistra il Monza si fa forte anche della possibilità di poter cercare in qualsiasi momento Iurascu in area, pronto a sfruttare i suoi centimetri d’altezza. Salvi si mostra molto tenace in un paio di contrasti. È una di quelle sveglie che servono in questi momenti. Trombetta e Poloni provano a dialogare in una potenziale situazione di due contro uno, ma all’ultimo vengono fermati (11′). Grigis dietro tiene botta, Lunbrano nega il raddoppio ai rivali e tiene a galla il suo Villa Valle con un ottimo intervento coi piedi (15′). Su di una grande azione sull’esterno prima e sul fondo poi di Grassi, l’esterno biancorosso trova Iurascu dentro l’area che devo solo inquadrare la porta per allungare il parziale. 2-0 per il Monza (18′). Una delle ultime fiammate è sempre biancorossa. Questa volta Bini si prende tutti gli applausi dei suoi per un’ottima conduzione e conclusione finale, che mette la ciliegina sul suo ottimo primo tempo. 3-0 per il Monza (25′). Quel braccio alzato ferma tutto. Rizzi trova Poloni lanciato verso l’area, ma per l’arbitro è fuorigioco. Siamo già dall’altra parte con Iurascu che si regala la doppietta personale con una serpentina letale. 4-0 per il Monza (30′).

Il Villa Valle rientra in campo pronto a tutto e con un atteggiamento sensibilmente differente rispetto a quello visto nel finale del primo tempo. I giallorossi hanno un vuoto d’orgoglio. Pressano, vincono le seconde e arrivano anche alla conclusione. Carrara, nonostante sia un 2013, si mette particolarmente in mostra sulla corsia destra. Entrambe le formazioni si affidano a forze freschissime per evitare cali di tensione. Il Monza mette apprensione a sinistra con Granelli e a centrocampo Vitali offresi gli strappi giusti, con Meani che si mette in mostra sulle chiusure. Quel lancio di Giambellini per Stroppa illude, ma anche in questo caso la difesa del Monza è attenta e occhio, che è un ottimo per i biancorossi innescare quella spina nel fianco di Grassi, sempre capace di tirar fuori un coniglio dal cilindro (18′). Il Villa Valle tiene botta, evita un’ulteriore imbarcata e prova a costruire attraverso quelle che sono proprie qualità: grinta e guizzo negli ultimi venti metri. È proprio così che arriva l’invenzione per Stroppa, che solo davanti al portiere si divora il gol della bandiera. Il centravanti giallorosso si dispera, guardando il terreno. Forse una zolla ha condizionato la conclusione (25′). Il finale non vede cambiare il tabellino. Passano i brianzoli.

 

DISTINTA GARA

vs

Varesina – Como

La prof è sempre la prof, ma i regionali mettono in campo un coraggio titanico, e per un’intera prima frazione di gioco mettono più di qualche brivido al club più ricco d’Europa. Insomma, è una Varesina che getta il cuore oltre l’ostacolo, impegna il portiere rivale e ammortizza correttamente i tentativi lariani. Poi, l’enorme qualità del Como ha la meglio. Bastano due giocate chiuse coi tempi giusti e l’ossimoro più bello di tutti per permettere ai comaschi di passare alla prossima fase: pallonetto dolcissimo prima e sassata imprendibile dopo. Sono questi i due ingredienti della ricetta con cui il Como blinda il successo durante il Terzo Turno del Torneo Annovazzi.

Da una parte la fenice, dall’altra i lariani. La Varesina vorrà giocarsela alla pari con il Como? Quella chiusura di Balistreri su Panzeri dopo appena tre minuti e mezza sembra poter indicare di sì. Il coraggio dei dilettanti nell’affrontare a viso aperto la prof si riflette anche nella forte aggressione con cui BalistreriStevic e Riva si affacciano nella prima trequarti rivale quando il Como imposta. La prof, però. è sempre la prof. Caspani in mezzo al campo dipinge calcio: doppio passo per saltare il primo uomo, cambio di direzione all’ultimo per saltare il secondo (8′).

Chissà cosa sarebbe successo se gli inviti a calciare dagli spalti fossero giunti prima alle orecchie di Riva. Il diez rossoblù strappa un pallone velenosissimo al limite dell’area, avanza e prova il tiro solo quando Terreni può già metterci una pezza — che resta pur sempre miracolosa (13′). Borda davanti fa a bordate con tutti. Fumagalli crea un paio di trame interessanti, ma la Varesina ammortizza sempre tutto correttamente. Quel cross rasoterra di Nederlof ancora sibila (27′). Potrebbe deciderla un episodio? Possibile. Lo sviluppo di un episodio? Probabile. Una giocata individuale? Da non escludere. In ogni caso l’ultima frazione si chiude con la conclusione di Gaini, a lato di pochissimo. Parte fortissimo la fenice guadagnando subito un corner dopo appena venti secondi di gioco. Il primo a sporcare i guantoni di Tosetti è Scacciante con quella bellissima conclusione a giro su cui il portiere del Como è costretto a distendersi meravigliosamente, neutralizzando la minaccia (2′). Una mareggiata rossoblù dietro l’altra è ciò che raccontano i primi cinque minuti, non fosse che sullo scoccare del sesto un’imbucata geniale permette ai lariani di presentarsi a tu per tu col portiere con Borda: pallonetto dolcissimo che si spegne in fondo alla rete. 1-0 per il Como (6′). La cavalcata di Crugnola fomenta il suo pubblico. Stevic crea una magia con l’esterno per Nederlof e Tosetti è costretto a brillare come il sole, andando a terra coi tempi giusti sulla conclusione del sette rossoblù: era un gol praticamente cantato (14′).

De Marchi si rende protagonista di due miracoli, uno in fila all’altro. Prima neutralizza una trivela che arriva dal limite dell’area, poi sulla ribattuta dice di no a Gorla da distanza iper ravvicinata: Varesina ancora in partita (20′). Il portierone rossoblù non potrà però nulla pochi istanti più tardi sulla sassata con cui Caspani metterà la ciliegina sulla sua sensazionale prestazione. 2-0 per il Como (22′). Nel finale la fenice si affaccia nell’ultimo quarto di campo rivale, senza però trovare l’ultima giocata o una palla sporca che possa rimettere tutto in discussione. Passano i lariani.

 

DISTINTA GARA

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