Juventus – Inter

Finale Bracco Cup 11 Woman’s Football

«L’attesa del piacere è essa stessa il piacere» si diceva in una vecchia pubblicità. Perché per avere questo verdetto si è dovuto attendere quella che è parsa un’eternità. Ci si è messo un rinvio dell’ultimo atto dell’Annovazzi, ci si è messa la pioggia e la grandine che hanno costretto il direttore di gara a sospendere la partita. Ma, a contribuire all’infinita meraviglia di questa finale, sono anche e soprattutto Inter e Juventus. Se si arriva ai rigori, se sono solo i penalty a decretare le campionesse dell’undicesima Women’s Bracco Cup, è grazie a loro. È grazie a Franceschi e al primo tempo perfetto delle nerazzurre. È grazie a Tarolla e alla reazione della formazione di Colombo che nel finale si arrocca in difesa, perché sa che dai nove metri può davvero fare la differenza. Perché sa che chi si presenta con il pallone in mano, raramente sbaglia. Una dimostrazione? Quattro ne battono, quattro ne segnano. Anche il più pesante. Anche il più difficile. Affidato al capitano. Ad Alisa Spellecchia. Palla da una parte, Arrigoni dall’altra. E alla prima partecipazione è già vittoria.

Affascinante. Come altro definire il Derby d’Italia? Juventus e Inter, Inter e Juventus, la storia di una rivalità che torna indietro negli annali. E che all’Annovazzi si incontra, nel femminile, per la prima volta. Anno di rivoluzione, quello del Torneo dell’Enotria. Perché, in qualsiasi caso, qualcosa è destinato a cambiare. Che sia il ritorno al successo delle nerazzurre, dopo l’anno del Milan, che sia il first try delle bianconere che dopo aver superato le rossonere si vogliono ergere a corsare all’ombra della Madonnina. Non ci resta che sedersi e godersi lo spettacolo. E l’inizio è lo specchio di queste due forze che si attraggono e si annullano. Con la fuga di Franceschi a cui risponde il tentativo dalla distanza di Grasso, scossa e risposta di una partita fin dai primi istanti viva. E che così vuole rimanere. Perché all’energica centrocampista piemontese le nerazzurre provano a rispondere con l’attacco alla profondità della nueve. Ribadendo che da qui può passare il vantaggio, anche se si fa fatica a cambiare l’iniziale equilibrio di Via Cazzaniga. Seppur l’incornata di Marando sibili pericolosamente vicino al palo. Anche se il sinistro di capitan Signorelli costringe Consentino alla parata plastica. E lentamente, Inter e Juve cominciano a parlare lingue diverse: c’è la lingua del fraseggio, comandato dal capitano di Bellini, che costruisce e serve Rizzotto, che però manda alto, c’è l’effetto sorpresa che si fa chiave tattica delle ragazze di Lombardo. Ed è sempre Franceschi che, a meno di dieci minuti dal duplice fischio, rischia di cambiare tutto. Di spezzare una fragile che si è trascinata per un quarto d’ora. Resistendo al ritorno del difensore, dopo aver con il pressing riconquistato la sfera. E se Consentino risponde al primo tentativo dell’attaccante dell’ex Sarnico, cinque minuti dopo non può nulla: perché si ritaglia lo spazio giusto, perchè scappa sulla sinistra e nessuno la prende più. E l’Inter si avvicina così a un clamoroso ritorno in cima alla Bracco. Perché dopo il vantaggio, sono le lombarde a confermarsi. Non nel risultato, che rimane invariato, quanto nel gioco e nel possesso. Con Molinari che da destra passa a sinistra e da subito inventa per Rizzotto. Ma alla fine del primo tempo l’1-0 non decide nulla.

E la rivoluzione di Bellini, che delle prime nove lascia in campo solo Rizzotto e bomber Franceschi, non si traduce, almeno nei primi istanti della ripresa, in una rivoluzione in campo. Anche se Avelino Maiolino sfiora il colpaccio. Con il pressing, riconquistando palla e colpendo un clamoroso palo. Che lascia tutto invariato, ma dimostra una cosa: la Juve è viva. E nonostante il brivido Piccaluga, su cui Lo Iacono risponde presente, è ancora in partita. Come dimostra il destro di capitan Spellecchia, che sibila pericolosamente alla destra di Arrigoni. Eccola, la reazione bianconera. Che dopo alcuni minuti di studio, si lancia alla ricerca del pari. Ed è proprio la sua bomber a riaprire tutto: a un quarto d’ora dal termine, Tarolla riceve e la gira in porta. E ora si riapre tutto, perché Franceschi sfiora ancora, perché l’Inter si rilancia subito in attacco. La Juve si arrocca, praticamente nella propria area. Le ragazze di Bellini si prendono la sfera e il suo controllo, senza più volerlo lasciare. Nonostante lo strappo di Sardi che illumina sulla destra. Ma ormai questa finale, questo Annovazzi, ha assunto la forma dell’infinito. E così, al duplice fischio l’1-1 manda direttamente ai calci di rigore. Quelli che con il Sarnico premiarono la Juve e che chissà se stasera riusciranno di nuovo a portare fortuna alla squadra di Colombo. Detto, fatto: perché le piemontesi sono glaciali, perché Spellecchia si prende carico del rigore più pesante – l’ultimo, dopo gli errori di Vetro e Della Morte – e lo mette lì dove Arrigoni non può arrivare. Consegnando, dopo un torneo eterno, con tanto di finale sospesa per grandine, la Women’s Bracco Cup alla Juventus.

 

DISTINTA GARA

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Albinoleffe – Milan

Sembra un remake della finale Scudetto di Under 13 dello scorso anno a Tirrenia, come se tutto fosse rimasto ancora immutato nonostante lo scorrere del tempo. Il Milan di Artusa, sempre devastante, sempre fenomenale, entra al secondo turno di quarti di finale al Trofeo Annovazzi, presentandosi come campione in carica. E l’Albinoleffe di Garlini che, dopo un inizio di stagione da rivedere, affronta il Diavolo in un periodo di forma a dir poco spettacolare.

La domanda ora è una ed una soltanto: quante cose si possono fare in 19 secondi? Poche, davvero poche. E se in questo piccolissimo lasso di tempo riesci addirittura a fare gol, allora significa che sei entrato in campo con la mentalità giusta. Sapevi già cosa fare a partire dal riscaldamento e dagli spogliatoi. Il “Toro” Crisci abbassa la testa, punta e supera Poloni e con un diagonale perfetto trova l’1-0 rossonero. Sì, il tutto dopo appena 19 secondi. La gara si sviluppa su ritmi molto alti, che l’Albinoleffe inizialmente non riesce a mantenere. E infatti dopo altri cinque minuti arriva anche il raddoppio, quasi inevitabile: Tarabugi dal fondo crossa in mezzo, Kostyuk si apposta sul secondo palo e, lasciato tutto solo, appoggia agilmente in rete (6’). I seriani dopo l’inizio shock provano a sistemarsi in qualche modo, provando a reagire attraverso le geometrie di capitan Sala, la corsa di Ambari e il fiuto del gol dei due baluardi offensivi. Prima Giuliani sceglie di fare tutto da solo, con una discesa a dir poco impressionante: salta Scali, arriva sul fondo ma il suo tiro a incrociare fa solo la barba al palo. Poi Carrara con un tiro da distanza ravvicinata impegna notevolmente Tafuri. Ok, tutto bello, per carità. Nel mentre però il Milan trova il gol del tris: un cross teso dalla destra di Crisci viene capitalizzato perfettamente da Tarabugi, che con un colpo da biliardo mette il pallone nell’angolino (13’). Partita chiusa? Chiusissima. Grimoldi è aggressivo al punto giusto, Scali dà ordine nella retroguardia, Fresolone dispensa palloni qua e là: è una squadra pazzesca. E come si può chiudere il primo tempo “solo” sul 3-0? Impossibile. Cross tesissimo di capitan Baratti dalla corsia mancina, Tarabugi sul secondo palo sbuca e firma la doppietta (27’). Nella ripresa basta semplicemente gestire per i rossoneri. Con tutta la calma del mondo, gestendo le forze in vista delle ultime gare di campionato, subendo ancora meno della prima frazione di gioco paradossalmente. E non solo, andando vicini più volte ad incrementare ulteriormente il vantaggio. Prima con un gran tiro velenoso di Scali dalla distanza, su cui Mapelli deve tuffarsi per deviare in corner. Così come pochi minuti dopo, quando su una discesa in area di Colombo deve uscire dai pali per impedire la manita. Allentare, spegnere e disinnescare. Il Diavolo fa praticamente solo questo, sfruttando qualche ripartenza per provare a fare male ai seriani. Il punteggio sembra rimanere immutato, con un verdetto già in cassaforte nel primo tempo. Nel finale Mapelli fa un’ennesima grande parata su una gran conclusione di Marku, poi Massaro trova un gran gol di testa su un corner battuto da Galimberti: 5-0 e qualificazione alle semifinali contro un Monza in un momento a dir poco favoloso. Per dirne soltanto una, ha buttato fuori l’Atalanta ai quarti: sarà una partita accesissima…

DISTINTA GARA

vs

Monza – Renate

Vanno sotto meritatamente in un primo tempo un po’ spento, sotto tono. Leka concretizza tutti gli sforzi di un bellissimo Renate sugli sviluppi di una punizione, con una zampata perfetta. Nella ripresa cambia tutto, letteralmente. Cambiano gli interpreti, cambia il risultato, che si ribalta in favore del MonzaIurascu entra e segna dopo qualche secondo, Bini fa un eurogol spettacolare da fuori area e festeggia al meglio il proprio 14esimo compleanno. I brianzoli ribaltano le Pantere con un 2-1 memorabile: al prossimo turno c’è l’Atalanta.

Stesso risultato, identico, medesimo nello scorso turno del Trofeo Annovazzi. Chi contro il Villa Valle, chi contro l’Aldini. Due test contro squadre regionali tra le più forti della Lombardia, prima di affrontarsi in un quarto di finale tutto tra realtà professionistiche. Il Monza di Enrico e il Renate di Della Mura si sfidano per agguantare il prossimo turno, che sarà contro l’Atalanta.

Gioie e smania di iniziare la partita si trasformano ben presto in altre due emozioni a corrente alternata. I brianzoli si rifugiano un po’ in sé stessi, non riuscendo a fare la propria gara di qualità. Vitali amministra in mezzo al campo, Pirrello e Kaci lottano sulle rispettive corsie, ma in avanti non si crea moltissimo, anzi. Al contrario, le Pantere entrano in campo come galvanizzate, con un piglio che permette loro di sfornare un primo tempo degno di nota. Glionna è nella sua giornata migliore e, come una zanzara in piena estate, va a dare fastidio ai difensori biancorossi. Colombo è inarrestabile e le sue discese sono sempre pericolose, la difesa è solidissima, Barbugian para due tiri e tiene illibata la rete. Cosa manca? Beh, soltanto il gol. Che arriva sugli sviluppi di una punizione battuta da Forcillo, a cinque minuti dal duplice fischio del direttore di gara: la palla passa sopra le teste di tutti, Leka la raccoglie in area di rigore e da due passi fa 1-0. E nel finale di primo tempo l’occasione che poteva valere il raddoppio, non sfruttata nel migliore dei modi: tutti fermi per un sospetto fuorigioco, Manzoni si ritrova con il pallone da solo davanti alla porta, Manenti con una scivolata prodigiosa evita il raddoppio e tiene a galla i suoi.

Nemmeno il tempo di entrare in campo, nemmeno quello di scaldarsi bene nei primi minuti e settare la propria mente sull’obiettivo. Questo per le persone normali chiaramente, non di certo per Alessio Iurascu, bomber del Monza. Insomma, la sua sola presenza sembra incutere timore, paura. Forcillo in mezzo al campo pasticcia e si fa rubare palla proprio da Iurascu che, con soli due passi, arriva in porta mettendo la palla sul primo palo per l’1-1 a pochi secondi dal suo ingresso in campo. Impatto a dir poco devastante, anche perché le occasioni che vengono create diventano infinite e rilevanti ai fini della partita. A due minuti di distanza dal gol del pareggio, Iurascu conclude nuovamente, ma capitan Rastello con una scivolata magistrale si oppone. Poi, qualche giro d’orologio più tardi, è Erbetta con una scivolata provvidenziale a deviare la palla in corner su un altro tiro dell’ex Ausonia Iurascu. Infine, pure una terza occasione: Iurascu serve Bellani al limite dell’area, Rastello si immola con un altra scivolata impressionante, la palla finisce sulla testa di Faggiano, che sfiora la traversa. Soltanto quattro parole: il gol è maturo. Che significa? Il Monza ha creato talmente tanto che è nell’aria: a momenti troverà il gol del vantaggio. Nulla di più vero, nulla di più scontato. E non è proprio un gol a caso, è definibile tranquillamente “eurogol”, ovvero una versione meravigliosa. Da fuori area Bini si coordina e con un destro da far venire la pelle d’oca prende la traversa interna, prima che palla gonfi la rete, il tutto nel giorno del suo compleanno (20’). Nel finale scintille tra giocatori, prontamente sedate da staff e direttore di gara senza ripercussioni e un gol annullato al Renate per carica sul portiere. E quindi è gioia Monza. Rimonta completata grazie all’apporto dei subentrati, secondo turno dei quarti di finale conquistati: ora per i ragazzi di Enrico c’è l’Atalanta.

DISTINTA GARA

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Lecco – Alcione

Pazza? No, pazzissima. Quattro gol nel primo quarto d’ora di partita, la doppietta di bomber Tentori, le perle da fuori di Renna e Laface, la palombella di Maffini e continui ribaltoni, minuto dopo minuto. Insomma si è capito, Alcione e Lecco ci tenevano parecchio a questo quarto di finale del Trofeo Annovazzi. Per sfortuna, però, solo una avrà accesso al secondo turno di quarti contro la Juventus: questi sono le Aquile di Passanante. Nella ripresa Tentori firma una clamorosa tripletta personale, spedendo la gara ai rigori sul 3-3: Dogari segna quello decisivo, il Lecco affronterà la Vecchia Signora.

Guardi il tabellone del Trofeo Annovazzi e vedi che, se vincerai la sfida, andrai a giocartela nel secondo turno di quarti di finale contro una certa Juventus: non proprio una squadra qualunque. L’emozione allora sale, i battiti del cuore aumentano e la voglia di vincere per continuare nel percorso diventa l’unica ragione di vita, almeno per 60 minuti… Da una parte l’Alcione di Tacchini, schierato col classico 4-3-3 con Martimucci come punto di riferimento offensivo. Dall’altra il Lecco di Passanante, in una sorta di 4-2-3-1 molto mobile, con il trio Moutharrik-Bumelliana-Dogari alle spalle di bomber Tentori.

Il direttore di gara non fa in tempo a mettere il fischietto in bocca che i giri dei rispettivi motori si alzano, e di parecchio. Partita apertissima, lo si vede sin dai primissimi attimi. Perché prima, sugli sviluppi di una punizione battuta da Sauro, capitan Spena si spinge dalla difesa all’attacco e manca solo di pochissimo l’appuntamento col pallone a tu per tu con Beltrammi. Poi, però, alla primissima occasione buona, colpisce l’Alcione: Renna si ritrova la palla tra i piedi e di prima intenzione calcia la palla in rete dal limite (5’). Come avevamo detto? Da una parte all’altra, giusto. Tentori reagisce per il Lecco. Con forza, con carattere, con leadership. Si carica la squadra sulle spalle e trova il pareggio in men che non si dica (7’). Peccato che però non faccia nemmeno in tempo a festeggiare, perché dopo appena 30 secondi gli Orange ritrovano un meritato vantaggio: Ronquillo dalla destra crossa in mezzo, Maffini raccoglie dopo una serie di rimpalli e spedisce il pallone in rete con una sorta di palombella. È un inizio infuocato? Sì, lo abbiamo capito, ma c’è tempo per altri due gol e molte, moltissime, altre emozioni. Prima con il tris dei ragazzi di Tacchini, firmato dal gioiello della squadra: capitan Laface. Tiro da fuori area sul primo palo, Pagnoncelli sfiora soltanto con le dita: 3-1 dopo appena 13 minuti di gioco. La gara poi si affievolisce leggermente, ma guai a dirlo a voce troppo alta: altro grande inserimento di Tentori, che si porta la palla sulla sinistra, per poi incrociare da bomber vero (26’).

Prendete il primo tempo e tutto quanto successo, prendete una bacchetta magica e con un incantesimo cancellate tutto dalla memoria. La ripresa vede una partita completamente diversa. Un po’ per i tanti cambi, un po’ per la paura di sbagliare in un momento così delicato. Perché per chi non l’avesse ancora capito sì, ci si gioca tutto. E allora l’Alcione opta per un assetto più difensivo, con una coppia completamente rimodernata dagli ingressi di Gangemi e Santagostino. Mentre le Aquile provano a spingere per il pareggio, d’altronde devono per forza. E all’urlo del tecnico – «Dobbiamo segnare!» – i classe 2011 blucelesti si scatenano. Prima con una punizione pericolosa del subentrato Generosi, che però manca di poco lo specchio della porta. Poi con il gol del pareggio, meritato, nonostante le poche occasioni create. Santagostino pasticcia con un passaggio lento diretto a Beltrammi, Tentori sbuca dal nulla e con un tocco delicato sotto alla palla fa 3-3. Ai calci di rigore sono decisivi gli errori di Gangemi e Annale, l’ex Inter Dogari decide la sfida: le Aquile affronteranno la Juventus al prossimo turno.

DISTINTA

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Aldini – Renate

Nella cornice vibrante del campo dell’Enotria, cuore pulsante del Torneo Annovazzi, il Renate scrive una pagina del trofeo battendo l’Aldini con un 4-0 che profuma di candidatura autorevole. Sotto le luci che rendono magica la serata milanese, la partita si accende subito di intensità, con l’Aldini che parte senza timori e il Renate che attende, studia e colpisce con precisione chirurgica. È una sfida che vibra di duelli, di corse sulla fascia, di occasioni che fanno trattenere il fiato. Poi, quando l’equilibrio si spezza, emerge la personalità delle pantere: qualità nelle giocate, fame sulle seconde palle, concretezza sotto porta. L’Annovazzi entra nel vivo e il Renate lancia un messaggio chiaro a tutto il torneo: per passare da qui servirà qualcosa di speciale.

L’avvio – nonostante le differenze di categoria – è di marca Aldini. Al 17’ D’Alberti si avventa su un pallone sul vertice destro dell’area piccola e calcia di prima intenzione, ma la sfera sfila a lato. Quattro minuti più tardi è Salama a scendere sulla corsia destra: progressione bruciante e conclusione secca, che però si spegne sull’esterno della rete. È il momento migliore dei padroni di casa. Al 28’ l’asse Salama–D’Alberti confeziona un’altra grande chance: scarico perfetto e tiro a botta sicura, ma Simeone è ben piazzato e blocca centralmente. In mezzo, però, il Renate colpisce con freddezza. Al 23’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Erbetta raccoglie al limite destro dell’area e disegna una parabola a giro che si infila all’incrocio: una traiettoria velenosa che spezza l’equilibrio. Due minuti dopo Monteleone scappa in profondità e si presenta a tu per tu con Servidio, ma il portiere dell’Aldini è perfetto nell’uscita bassa e tiene a galla i suoi.

La ripresa è un monologo delle pantere. Al 6’ Giussani prova a chiudere i conti, ma Servidio risponde con sicurezza. All’8’ Maggi calcia con potenza, trovando la respinta di Simeone dall’altra parte. È il preludio al raddoppio: al 13’ Monteleone si fa trovare al posto giusto, a due passi dalla linea, e non sbaglia. Il Renate spinge con continuità e al 21’ sfiora il tris con Glionna, la cui conclusione supera il portiere ma trova l’incredibile salvataggio di Catozzo, che con la schiena evita il gol a porta sguarnita. È solo questione di minuti. Al 24’ arriva il 3-0: cross dalla destra e inserimento perfetto di Glionna sul primo palo, tocco vincente e partita in ghiaccio. Al 29’ il sigillo finale: Giussani parte dalla sinistra, converge e fulmina sul secondo palo con un diagonale preciso che vale il poker. Un 4-0 che racconta la maturità del Renate, capace di soffrire – per i meriti di un primo tempo assurdo dell’Aldini – e poi accelerare con qualità e profondità. Per i falchi resta l’orgoglio di un primo tempo giocato a viso aperto e le occasioni non sfruttate che avrebbero potuto cambiare l’inerzia. Ma al Torneo Annovazzi, quando si alza il livello, la differenza la fanno concretezza e cinismo. E il Renate, questa sera, ne ha avuto da vendere.

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C. Schiaffino – Albinoleffe

Al Torneo Annovazzi, nel tempio dell’Enotria, l’AlbinoLeffe lancia un messaggio forte e chiaro: 2-0 allo Schiaffino e qualificazione conquistata con personalità e cinismo. Bastano 21 minuti per indirizzare la sfida, due colpi precisi che spezzano l’equilibrio e mettono in salita la strada dei rossoneri. Prima la zampata centrale di Ghilardi, poi il tap-in da rapace d’area di Mosca che punisce una respinta corta: l’AlbinoLeffe è freddo e concreto quando si apre uno spiraglio. Lo Schiaffino prova a reagire, si aggrappa alle parate di Venturin e alle chiusure generose in difesa, costruisce qualche occasione nella ripresa, ma trova davanti un muro attento e organizzato. E quando nel finale la traversa trema sul colpo di testa di Duci che poteva valere il tris, sembra quasi il sigillo del destino su una partita controllata con maturità. Ora l’orizzonte si chiama Como, fresco del successo sulla Varesina. L’Annovazzi entra nel vivo: l’AlbinoLeffe c’è, e fa sul serio.

L’avvio è da incubo per i ragazzi di Paderno Dugnano. Al 6’ Ghilardi trova il varco per vie centrali e fulmina la difesa, portando avanti gli ospiti con una conclusione precisa che non lascia scampo. Lo Schiaffino accusa il colpo ma un minuto più tardi prova a reagire: Cermelli scappa sulla sinistra, accelera e calcia forte, ma Noris è attento e disinnesca la minaccia. La gara è viva. Al 9’ l’AlbinoLeffe sfiora il raddoppio: Ambari riceve centralmente, si presenta a tu per tu con Venturin ma calcia a lato, graziando i rossoneri. È solo il preludio al secondo colpo. Al 21’ Schieppati pennella un cross insidioso, Venturin respinge come può ma Mosca è il più lesto di tutti e da pochi passi insacca il tap-in del 2-0. Un uno-due che indirizza la partita. Eppure lo Schiaffino resta aggrappato al match grazie alle parate di Venturin e alle chiusure puntuali di Cermelli, decisive per evitare un passivo più pesante. Orgoglio e resistenza tengono viva la speranza.

Nella ripresa i padroni di casa provano a cambiare ritmo. Al 6’ ancora Cermelli calcia alto dalla sinistra, mentre al 14’ è Balla a impegnare Noris con una conclusione rasoterra che il portiere blocca con sicurezza. L’AlbinoLeffe controlla ma non rinuncia a pungere: al 24’ Piacentini calcia trovando la deviazione provvidenziale di Paccagnin che salva in corner. Nel finale gli ospiti sfiorano il tris: al 30’ Duci svetta di testa su calcio d’angolo e centra in pieno la traversa, ultimo brivido prima del triplice fischio. È il sigillo simbolico su una vittoria meritata: concretezza, equilibrio e colpi nei momenti chiave. L’AlbinoLeffe esce con tre punti pesanti, lo Schiaffino con la consapevolezza di aver lottato, ma di aver pagato a caro prezzo le disattenzioni iniziali.

 

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Vis Nova – Alcione

Il cielo di via Cazzaniga si tinge di Orange al termine di una sfida vibrante, dove l’Alcione riesce a strappare il pass per il turno successivo (previsto per il 26 febbraio contro il Lecco) superando di misura una Vis Nova mai doma. Una partita impreziosita da una parte dall’estetica della traiettoria perfetta di Maffini e dall’altra dal pragmatismo di una difesa che ha saputo soffrire nei momenti di massimo forcing avversario.

L’avvio di gara è un manifesto di intensità. L’Alcione di Vacchini mette subito le cose in chiaro con le conclusioni di Bassi e Renna, ma l’episodio che spacca il match arriva al 13′. Maffini si incarica di una punizione dal limite e disegna un arcobaleno mancino che si spegne sotto l’incrocio: un gol d’autore che non lascia scampo a Saldarini e regala l’1-0 ai milanesi. Nonostante il vantaggio, l’Alcione continua a spingere con il dinamismo di capitan Laface, ma la Vis Nova non resta a guardare e punge in ripartenza con la rapidità di Pecorelli e la pericolosità di Boccuto, che ha l’occasione per il pari poco prima dell’intervallo.
Nella ripresa lo spartito cambia radicalmente. Le “baby lucertole” di rientrano in campo con una foga agonistica ammirevole, decise a rimettere in equilibrio la contesa. È in questa fase che sale in cattedra l’altro grande protagonista della serata: il portiere Beltrammi. L’estremo difensore Orange si oppone con due interventi prodigiosi alle incursioni ravvicinate di Pecorelli, negandogli la gioia del gol.
La squadra di Morgandi tenta il tutto per tutto affidandosi ai centimetri del gigante Rossi e alle percussioni di Gaffuri. Proprio quest’ultimo, in pieno recupero, ha sul destro il pallone della possibile rimonta dopo una volata sulla corsia sinistra, ma trova ancora una volta la risposta superlativa di un Beltrammi in stato di grazia. È l’ultimo brivido di una partita intensa, che premia il cinismo dell’Alcione e lascia l’amaro in bocca a una Vis Nova coraggiosa ma poco precisa sotto porta.

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Acc. Pavese – Acc.Internazionale

Una sensazione di déjà vu che riporta al 24 gennaio, quando in campionato l’Accademia Inter si impose 3-1 sull’Accademia Pavese. Allora, più del risultato, colpirono le parole di Polidori, che sottolineò quanto i ragazzi di Fraschini li avessero messi in difficoltà. Al Trofeo Annovazzi il copione, almeno all’inizio, sembra identico. La Pavese parte fortissimo e in sette minuti indirizza la gara: al 5’ Maestri approfitta di una carambola in area dopo l’uscita di Canova e firma l’1-0; al 7’ Tagliente, dalla sinistra, lascia partire un siluro imprendibile per il raddoppio. L’Accademia Inter accusa il colpo ma reagisce: Temi impegna Calvi con il suo classico destro a giro, poi Fuga spreca una grande occasione mandando alto da buona posizione. Nella ripresa la musica cambia. Polidori pesca bene dalla panchina e i nerazzurri alzano i giri. Dopo una punizione fuori misura di Zanetti, al 10’ Fuga accorcia con un guizzo da rapace in area. Passano due minuti e Temi inventa il pari con una conclusione potente dalla distanza. L’uno-due è devastante e al 14’ arriva anche il sorpasso: azione sulla destra e Zanetti, in scivolata, firma il 3-2. La Pavese non si arrende e al 24’ trova il 3-3: rigore per fallo di mano e Mausol è glaciale dal dischetto. Sembra tutto da rifare, ma nel finale l’Accademia Inter ha più energie. Al 29’ capitan D’Acunti trova il guizzo che vale il nuovo vantaggio, mentre al 33’ Temi chiude i conti con la doppietta personale per il definitivo 5-3. Rimonta clamorosa e secondo tempo di altissimo livello per i ragazzi di Polidori. Alla Pavese di Fraschini restano gli applausi per un’altra prova di grande personalità.

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Villa Valle – San Giuliano City

Il Villa Valle non conosce ostacoli e conferma il suo status di “squadra da battere”. Dopo aver superato il primo turno del Trofeo Annovazzi ai rigori contro la Rhodense, i ragazzi di Temelin archiviano la pratica Sangiuliano City con un netto 3-0, mantenendo l’imbattibilità stagionale e dimostrando una superiorità tecnica e fisica impressionante. Nonostante lo spirito di sacrificio e l’orgoglio dei gialloverdi di Campesati, che hanno lottato su ogni pallone, la capolista del girone D si è confermata una montagna troppo alta da scalare.

La partita si accende subito con ritmi altissimi. Dopo una traversa clamorosa colpita da Giambellini sugli sviluppi di una palla inattiva, il Villa Valle sblocca il risultato al 19’: Rizzi pennella un cross perfetto per Salvi, che con una traiettoria velenosa beffa Milo per l’1-0. Il Sangiuliano accusa il colpo e fatica a contenere le ondate giallorosse. Al 26’ arriva il raddoppio: Poloni colpisce il palo, ma sulla ribattuta il più lesto di tutti è Musitelli, che deposita in rete con estrema freddezza la palla del 2-0, punendo l’incolpevole estremo difensore avversario.

Nella ripresa, il Sangiuliano City prova a riaprire i giochi con generosità e carattere. Emma e Cavalleri creano i presupposti per accorciare le distanze, impegnando seriamente il portiere Zonca, autore di una parata in allungo fondamentale. Tuttavia, proprio nel momento di massimo sforzo dei gialloverdi, il Villa Valle chiude definitivamente i conti al 19′ della ripresa: Trombetta serve Poloni, che dal limite firma il definitivo 3-0. Nel finale, solo i riflessi di un ottimo Milo evitano un passivo ancora peggiore. Con questa vittoria, il Villa Valle lancia un messaggio chiaro a tutto il torneo: giovedì 19 febbraio la sfida contro il Monza sarà il vero banco di prova per il loro incredibile record stagionale.

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Masseroni – Varesina

Prestazione convincente per l’Under 14 della Varesina, che conquista una vittoria importante contro la Masseroni al termine di una gara intensa e combattuta fino all’ultimo minuto.L’avvio dei rossoblù è fulminante: dopo appena un minuto di gioco, Crugnola legge perfettamente il movimento in profondità di Riva e lo serve con un filtrante preciso. L’attaccante controlla e con freddezza batte Lopopolo, firmando l’immediato vantaggio. La Varesina continua a spingere con personalità, ma la Masseroni prova a reagire e al 22’ va vicinissima al pareggio. Sul cross di Sandionigi è decisivo Sartori, che salva sulla linea con un intervento provvidenziale. Scampato il pericolo, i ragazzi di casa colpiscono ancora. Al 23’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Lopopolo respinge corto e Riva è il più rapido di tutti ad avventarsi sulla palla, trovando il tap-in vincente che vale il 2-0 e la sua personale doppietta. La Masseroni non si arrende e al 27’ prova a sorprendere la difesa con un pallonetto di Cozzi, ma De Marchi è attento e neutralizza il tentativo, permettendo alla Varesina di andare al riposo con due reti di vantaggio. Nella ripresa i rossoblù gestiscono il risultato con ordine, ma non rinunciano ad attaccare. Al 3’ è ancora protagonista il portiere ospite Lopopolo, autore di un ottimo intervento su Stevic che evita il possibile 3-0. Nel finale la Masseroni aumenta la pressione e al 29’ riesce ad accorciare le distanze con Antonini, che trova il gol del 2-1 a un minuto dal termine. Nonostante il lungo recupero, però, la Varesina difende con compattezza e porta a casa una vittoria meritata, frutto di un primo tempo di grande efficacia e di una prova di carattere fino all’ultimo pallone.

 

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