Giorno: 5 Marzo 2026

Ponte SP Mapello – Inter

Il calcio, si sa, è un gioco di centimetri e di momenti. Se la sfida tra Inter e Ponte Mapello fosse stata un incontro di boxe, ai punti il primo tempo si sarebbe concluso con un pareggio nervoso, fatto di scambi rapidi e guardie alte. Ma il calcio si gioca in rete, e alla fine a esultare sono i nerazzurri, capaci di capitalizzare l’unica vera crepa in un muro gialloblù che pareva invalicabile (1-0). Ciancimino eroe per una notte, e chi lo sa che non possa esserlo anche tra un settimana con la Juventus

La prima frazione è un monologo nerazzurro nel possesso, ma un soliloquio sterile negli ultimi sedici metri. L’Inter manovra, cuce il gioco tra le linee e cerca con insistenza la profondità, ma sbatte sistematicamente contro l’organizzazione difensiva del Ponte Mapello. Manca l’ultimo passaggio, quella scintilla capace di trasformare la mole di gioco in effettivo pericolo. Dall’altra parte, gli ospiti non restano a guardare. I ragazzi di Beretta adottano una strategia di attesa intelligente: affondano meno colpi, ma ogni volta che riconquista palla e ripartono in transizione, danno la netta sensazione di poter far male. La difesa interista deve restare alta e concentrata per non farsi sorprendere dalle verticalizzazioni improvvise di una squadra che sa esattamente come ferire in contropiede. Il secondo tempo si apre con un’Inter più convinta. Al 5’ arriva il primo squillo: Ventura trova lo spazio per la conclusione a botta sicura, ma Rillosi si immola, respingendo il pallone con il corpo e salvando i suoi. Il Ponte Mapello risponde subito al 7’: Colleoni pennella un cross perfetto dalla fascia, Di Matteo svetta più in alto di tutti ma la sua incornata sibila di poco a lato del palo, gelando la panchina nerazzurra.

Al 16’, però, la partita si spacca. E a spaccarla è un difensore con l’anima da fantasista: Multari. Il centrale interista parte palla al piede dalla propria metà campo, mette il turbo e salta tre avversari in una cavalcata prepotente. Arrivato al limite, allarga con intelligenza per Giampieretti sulla destra; la conclusione di quest’ultimo viene respinta da un attento Cappella, ma sulla palla vagante si avventa come un falco Ciancimino. È il gol del vantaggio, una rete di rapina che premia l’opportunismo dell’attaccante e la follia agonistica di Multari. Il Ponte Mapello non ci sta a tornare a casa a mani vuote e alza il baricentro. Al 21’ l’occasione del pari passa dai piedi di Taramelli, servito con generosità da Baldis: la sua conclusione sembra destinata al sacco, ma Tomasini Zoppi vola e con una smanacciata prodigiosa devia al di là del palo. L’ultimo brivido della gara arriva al 29’ e porta la firma del solito Baldis: su un cross dalla destra, l’attaccante tenta il gesto tecnico della domenica, una mezza rovesciata coordinata e potente che però non trova lo specchio della porta per una questione di millimetri. Al triplice fischio è festa Inter, ma il Ponte Mapello esce dal campo con l’onore delle armi e il rammarico di non aver concretizzato un volume di gioco importante.

DISTINTA GARA

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Lecco – Juventus

In una sfida che ha ricordato più un ottovolante che una classica partita di calcio, la Juventus mette in mostra tutto il suo arsenale offensivo, superando un Lecco mai domo che ha saputo soffrire e pungere nei momenti di massima pressione (5-3). Una gara giocata a ritmi altissimi, dove le difese hanno spesso dovuto lasciare il passo a giocate individuali di alta scuola e a una foga agonistica d’altri tempi. Alla fine la Juventus la spunta e ora in semifinale troverà l’Inter.

L’avvio è tutto di marca juventina. Già al 5’ Generosi lancia il primo segnale: un movimento a convergere dalla fascia per scaricare il mancino, trovando però un Nichitean attentissimo nella parata bassa. È solo il preludio al vantaggio, che arriva sessanta secondi dopo: sugli sviluppi di un corner, dopo una doppia miracolosa opposizione di GrigoliMarchisone è il più lesto di tutti a ribadire in rete il gol dell’1-0. Il Lecco accusa il colpo e la Juve raddoppia immediatamente al 7’. È un’azione da manuale: velocità d’esecuzione e verticalità portano Yano al limite dell’area; l’attaccante entra nei sedici metri con eleganza e fulmina il portiere sul palo più lontano. La partita sembra già indirizzata, specialmente quando al 15’ Graneri cala il tris, risolvendo una mischia dopo una respinta corta di Grigoli su un velenoso cross dalla destra. Il Lecco prova a scuotersi con una conclusione di Leshi da centrocampo, ma Nichitean controlla senza affanni. La tenacia ospite viene però premiata al 24’: Corbetta ara la fascia destra e pennella un traversone perfetto per Tentori, che in spaccata acrobatica sul secondo palo accorcia le distanze, firmando una rete di pura voglia.

La ripresa si apre con un Lecco molto più aggressivo. Al 7’ serve un super intervento di piede di Grigoli per negare la gioia del gol ad Amadio, ma è al 9’ che la partita vive il suo momento chiave: Corbetta ispira ancora Tentori, la conclusione a botta sicura supera il portiere ma trova l’incredibile salvataggio sulla linea di un eroico Marchisone. Dal possibile 3-2 si passa al poker juventino in un battito di ciglia. All’11’, Amadio decide di scrivere il suo nome nel tabellino con una prodezza balistica: un pallonetto millimetrico che scavalca il portiere in uscita, una parabola che sembra disegnata con il compasso. Il Lecco non ci sta e un minuto dopo risponde colpo su colpo: Berardis lavora un ottimo pallone al limite e serve Dogari, il cui diagonale non lascia scampo per il 4-2. Il forcing finale vede la Juve allungare ancora al 14’ con un’incornata imperiosa di Tosetto su angolo dalla sinistra, ma l’ultima parola spetta allo spirito indomito dei blucelesti. Al 25’, Abdelhamid incarna perfettamente la grinta lecchese: pressa ferocemente il portiere avversario sulla costruzione dal basso, gli ruba il tempo e deposita in rete il gol che chiude le marcature.

DISTINTA GARA

vs

Albinoleffe – Milan

Sembra un remake della finale Scudetto di Under 13 dello scorso anno a Tirrenia, come se tutto fosse rimasto ancora immutato nonostante lo scorrere del tempo. Il Milan di Artusa, sempre devastante, sempre fenomenale, entra al secondo turno di quarti di finale al Trofeo Annovazzi, presentandosi come campione in carica. E l’Albinoleffe di Garlini che, dopo un inizio di stagione da rivedere, affronta il Diavolo in un periodo di forma a dir poco spettacolare.

La domanda ora è una ed una soltanto: quante cose si possono fare in 19 secondi? Poche, davvero poche. E se in questo piccolissimo lasso di tempo riesci addirittura a fare gol, allora significa che sei entrato in campo con la mentalità giusta. Sapevi già cosa fare a partire dal riscaldamento e dagli spogliatoi. Il “Toro” Crisci abbassa la testa, punta e supera Poloni e con un diagonale perfetto trova l’1-0 rossonero. Sì, il tutto dopo appena 19 secondi. La gara si sviluppa su ritmi molto alti, che l’Albinoleffe inizialmente non riesce a mantenere. E infatti dopo altri cinque minuti arriva anche il raddoppio, quasi inevitabile: Tarabugi dal fondo crossa in mezzo, Kostyuk si apposta sul secondo palo e, lasciato tutto solo, appoggia agilmente in rete (6’). I seriani dopo l’inizio shock provano a sistemarsi in qualche modo, provando a reagire attraverso le geometrie di capitan Sala, la corsa di Ambari e il fiuto del gol dei due baluardi offensivi. Prima Giuliani sceglie di fare tutto da solo, con una discesa a dir poco impressionante: salta Scali, arriva sul fondo ma il suo tiro a incrociare fa solo la barba al palo. Poi Carrara con un tiro da distanza ravvicinata impegna notevolmente Tafuri. Ok, tutto bello, per carità. Nel mentre però il Milan trova il gol del tris: un cross teso dalla destra di Crisci viene capitalizzato perfettamente da Tarabugi, che con un colpo da biliardo mette il pallone nell’angolino (13’). Partita chiusa? Chiusissima. Grimoldi è aggressivo al punto giusto, Scali dà ordine nella retroguardia, Fresolone dispensa palloni qua e là: è una squadra pazzesca. E come si può chiudere il primo tempo “solo” sul 3-0? Impossibile. Cross tesissimo di capitan Baratti dalla corsia mancina, Tarabugi sul secondo palo sbuca e firma la doppietta (27’). Nella ripresa basta semplicemente gestire per i rossoneri. Con tutta la calma del mondo, gestendo le forze in vista delle ultime gare di campionato, subendo ancora meno della prima frazione di gioco paradossalmente. E non solo, andando vicini più volte ad incrementare ulteriormente il vantaggio. Prima con un gran tiro velenoso di Scali dalla distanza, su cui Mapelli deve tuffarsi per deviare in corner. Così come pochi minuti dopo, quando su una discesa in area di Colombo deve uscire dai pali per impedire la manita. Allentare, spegnere e disinnescare. Il Diavolo fa praticamente solo questo, sfruttando qualche ripartenza per provare a fare male ai seriani. Il punteggio sembra rimanere immutato, con un verdetto già in cassaforte nel primo tempo. Nel finale Mapelli fa un’ennesima grande parata su una gran conclusione di Marku, poi Massaro trova un gran gol di testa su un corner battuto da Galimberti: 5-0 e qualificazione alle semifinali contro un Monza in un momento a dir poco favoloso. Per dirne soltanto una, ha buttato fuori l’Atalanta ai quarti: sarà una partita accesissima…

DISTINTA GARA

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