Giorno: 12 Marzo 2026

Atalanta – Inter

Spettacolo ne abbiamo? Assolutamente sì! Questo è l’unico presupposto per la seconda semifinale, tutta a tinte nerazzurre, del Torneo Annovazzi. Entrambe le squadre si danno battaglia sin dal primissimo minuto per raggiungere la Juventus in finale e tentare di portare a casa il trofeo. A un primo tempo in cui la squadra bergamasca è riuscita a creare numerose occasioni pericolose, risponde un secondo tempo ricco di gol, ma tutti con a firma del Biscione. Le ragazze di Bellini ribaltano completamente la gara grazie alla doppietta di Greta Della Morte e alla rete di Molinari, conquistando così il pass per la finale.

La partita inizia subito con l’Atalanta che non rimane succube del gioco meneghino, ma aggredisce alta l’Inter, impedendole di sviluppare il proprio gioco. La prima vera occasione arriva all’8’ per la squadra bergamasca: Colleoni, su punizione, mette in mezzo un tiro-cross molto insidioso. Il pallone arriva dalle parti di Arrigoni, ma sulla ribattuta nessuna giocatrice dell’Atalanta riesce a ribadire in rete il pallone rimasto vagante. L’Inter un minuto più tardi rischia grosso. Fiorentino, dal limite dell’area, calcia a incrociare, ma il pallone finisce sul palo lontano, graziando la difesa meneghina. Con il passare dei minuti, però, l’Inter prende campo e fiducia, arrivando con maggiore continuità dalle parti di Taiocchi. Al 14’ ci prova Calderoni, che da fuori area lascia partire un’ottima conclusione: il pallone però non gira abbastanza ed esce alla destra del portiere. La squadra meneghina entra sempre di più in partita e al 25’ sfiora il gol con Lucianò, che da fuori area tenta di sorprendere l’estremo difensore bergamasco: il pallone scende improvvisamente e si infrange sulla traversa, con l’Inter che vede svanire la possibilità di chiudere il primo tempo in vantaggio.

Nonostante l’ottimo finale di primo tempo dell’Inter, l’avvio della ripresa è ancora bergamasco. Premoli arriva sul fondo e mette in mezzo uno splendido pallone solo da spingere in rete, ma sia Fiorentino sia Muttoni mancano l’impatto con la sfera. Dopo questo primo grande spavento, la squadra meneghina inizia a carburare fino a trovare il gol al 16’ con Della Morte, la più reattiva su un pallone rimasto vagante in area, che ribadisce in rete il vantaggio nerazzurro. L’Atalanta sembra accusare il contraccolpo psicologico e non riesce più ad arrivare con la stessa frequenza nell’ultima trequarti. Al contrario, l’Inter prende sempre più fiducia e continua a creare occasioni, tenendo costantemente sotto pressione la difesa avversaria. Al 18’ arriva infatti il raddoppio, con Molinari che non può sbagliare il tap-in dopo l’ottimo lavoro della catena di sinistra: un gol che porta l’Inter sul 2-0. La gara sembra ormai chiusa e, nel finale, arriva anche il 3-0. Della Morte fa tutto da sola e lascia partire una conclusione a fil di palo su cui l’estremo difensore atalantino non può nulla, mettendo definitivamente il sigillo sulla qualificazione alla finale, che quest’anno sa di Derby d’Italia.

In una gara molto complessa, se non poteva sbloccarla lei, chi altri? Ovviamente Greta Della Morte. Una rapidità di gamba e una facilità di calcio impressionanti, che mandano in tilt la difesa bergamasca e mettono il sigillo sulla vittoria meneghina. Accanto a Batman, però, c’è sempre Robin. E che Robin: Molinari. Per tutta la gara trasforma la fascia destra in fuoco e fiamme, nonostante la retroguardia avversaria le abbia riservato un’attenzione particolare dall’inizio alla fine.

In un’Atalanta che ha dimostrato di poter reggere il confronto contro una grande squadra come l’Inter, spicca sicuramente la prestazione di Colleoni, che ha messo lo zampino in quasi tutte le azioni pericolose della Dea e nella prima frazione ha sfiorato più volte il gol. Chissà come sarebbe andata se la numero 7 avesse trovato la rete del vantaggio. Inoltre, non si può non citare la grande prestazione di Fiorentino, vero riferimento offensivo della squadra bergamasca. Dal primo minuto ha spesso cercato la profondità, allungando la difesa avversaria e permettendo alle compagne di inserirsi. Da sottolineare anche il grande lavoro spalle alla porta, che raramente finisce nel tabellino finale ma che si rivela fondamentale per tutta la squadra.

DISTINTA GARA

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Milan – Monza

Il derby lombardo tra Milan e Monza è stato un concentrato di tecnica, capovolgimenti di fronte e una resilienza agonistica encomiabile da parte di entrambe le compagini. Al termine dei tempi regolamentari, il tabellino recita un 2-2 specchio fedele di una partita in cui nessuno ha voluto alzare bandiera bianca, salvo poi portare la vittoria ai rossoneri dopo i tiri di rigore, dove Tafuri ha vestito i panni dell’eroe e Crisci ha chiuso i conti. Sarà finale quindi, e l’Inter non è il più semplice dei clienti.

L’avvio di gara è tutto di marca brianzola. Il Monza approccia il match con una ferocia agonistica impressionante, cercando di schiacciare i rossoneri nella propria metà campo. Già al 1′Bini mette il turbo sulla corsia di sinistra servendo un pallone d’oro per Faggiano. Quest’ultimo, dall’out di sinistra, tenta un diagonale velenoso che sibila accanto al palo, facendo strozzare in gola l’urlo del gol ai tifosi biancorossi. Il forcing del Monza prosegue al 3′, ancora con Faggiano protagonista: la sua conclusione sul secondo palo mette i brividi alla retroguardia milanista, ma la mira è ancora leggermente imprecisa. Nonostante la pressione ospite, il Milan colpisce alla prima vera occasione. All’8′, un lancio millimetrico dalle retrovie scavalca il centrocampo e pesca il Toro Crisci. L’attaccante rossonero mette in mostra tutto il suo repertorio: aggancio sontuoso, penetrazione di forza in area di rigore dove salta seccamente due avversari e, a tu per tu con Manenti, rimane freddissimo insaccando il gol dell’1-0. Il Monza però non demorde e al 14′ ha subito l’occasione per pareggiare dagli undici metri. Sul dischetto si presenta Melotto, ma l’esecuzione non è impeccabile e la palla termina fuori, lasciando il Milan in vantaggio. Il pareggio è però solo rimandato. Al 22′, infatti, Milesi sale in cattedra: riceve un pallone difficile, lo controlla magistralmente con il sinistro e lascia partire un diagonale chirurgico che si spegne alla destra del portiere. È l’1-1 che chiude una prima frazione di gioco intensissima.

Proprio nel momento di massimo sforzo del Monza, il Milan torna avanti. Prima è Smelzo a trovare l’ennesima parata da copertina – sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra – salvando i biancorossi, mentre due minuti più tardi neanche lui può nulla. Al 14′Colombo scende sulla sinistra e pennella un cross rasoterra che attraversa tutta l’area piccola; sul secondo palo si avventa Tarabugi che, da due passi, non può sbagliare. È il 2-1 che sembra poter indirizzare la gara verso i colori rossoneri. Ma il Monza ha dimostrato di avere sette vite. Al 21′, un’azione corale di rara bellezza riporta il match in equilibrio: uno scambio rapido tra Grassi e Faggiano, palla a Pirrello che vede l’inserimento di Galuppo e gli serve un pallone solo da spingere in rete. Il pareggio del 2-2 scatena la gioia della panchina brianzola. Nel finale, i biancorossi hanno addirittura la chance per il colpaccio. Al 29′, il solito instancabile Faggiano mette l’ennesimo cross della sua partita, Galuppo controlla bene a centro area ma calcia alto sopra la traversa fallendo il match point. Il triplice fischio dell’arbitro decreta la fine dei tempi regolamentari rinviando tutto ai rigori. Dagli undici metri Tafuri diventa subito decisivo, mentre il rigore che fa esplodere la curva rossonera e manda il Milan in finale lo segna Crisci, chiudendo così una notte magica per la squadra di Artusa.

DISTINTA GARA

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Juventus vs Milan

Al primo tentativo. Alla prima apparizione nel torneo. Niente male, no? Per la Juve di Lombardo è già un Annovazzi magico. Ed estremamente cangiante. Una caleidoscopica avventura fra le mura dell’Enotria, che dopo la sofferenza e il cuore mostrato nei quarti col Sarnico, ha assunto un colore ben diverso. Una forma ben diversa. Quella di una squadra che con il Milan è partita forte e ha deciso di non lasciare mai il gas. A partire da chi, da capitano, dà il buon esempio. Spellecchia regala la tripletta, poi costruisce e prepara a una Tarolla che si conferma centrale in questa competizione. E se Venditto ci prova, sono Avelino Maiolino e Coggiola a mettere il punto esclamativo. E a rompere una “tradizione”: la finale della Women’s Bracco Cup non sarà un derby. O almeno, non quello della Madonnina.

Due rette coincidenti sono per natura destinate a incontrarsi. Prendono direzioni opposte, ma devono giungere allo stesso luogo. Così nella geometria, così nella vita vera. Così, calcisticamente, all’Annovazzi. Perché i quarti di finale del Milan passano dalle certezze di Lucchetti e Nembri, perché il martedì Juve passa dall’eterna sfida con il Sarnico. Resettare per andare avanti, perché ciò che importa è essere arrivati fin qui.

E l’inizio Juve è perfetto. Perché servono solo sessanta secondi, un giro di orologio che basta alle bianconere per passare avanti. Trovando Spellecchia sola al centro, con un tap-in che si traduce in 1-0. Quello che le ragazze di Lombardo vogliono consolidare nei minuti successivi. Perché le rossonere vogliono giocare dal basso. Con Petruzzellis che prova a tenerla col fisico, con Lucchetti che cerca di gestirla. Ma gli spazi sono pochi. Chiusi dal centrocampo torinese, che ricerca Tarolla appena ne ha l’occasione. E aiutate da un pressing incessante, le piemontesi rimangono sempre, costantemente lì. E con la giusta verticalizzazione, con l’inserimento del suo capitano, ecco il raddoppio. Eccola la doppietta.

Eccola, la garra rossonera. Quella che allontana la sfera dai guantoni di Metrangolo, che porta le rossonere a potersi giocare qualche carta in più davanti. Anche se, in questi primi venticinque, l’asso pigliatutto, quello che rompe il banco, è ancora il diez ospite. Quello che dopo aver concesso la doppietta, rompendo le linee al centro, si reinventa esterna e scappa sulla destra. E dal suo piede passa l’assist – più o meno – per la sua compagna con la nove sulle spalle. Appoggio in porta e vantaggio di tre. Che dura poco, una manciata di minuti. Perché il Milan si aggrappa al cap e al destro potentissimo di Venditto: la prima guadagna la punizione, la seconda la realizza. E a cinque dal duplice fischio si riaccende la fiamma del Diavolo. Che prova a rilanciarsi, a riaprire ogni discorso prima dell’intervallo. Aiutato dai guantoni del suo portiere. E dalla grinta di Bruni. C’è ancora tempo.

Anche perché in trenta secondi Modric bussa alla porta di Lo Iacono: sinistro deviato che il portiere bianconero manda in angolo. Lasciando che sia ancora il suo capitano a prendersi la scena. Spellecchia raccoglie dal limite e insacca la tripletta. Lo squillo rossonero trova risposta immediata. Nel risultato e nel gioco delle ragazze di Lombardo. Con Benedettino che tenta l’eurogol da posizione defilatissima. Con una Juve che gestisce e cerca di prendersi il possesso. Fraseggiando e lavorando a centrocampo. E lasciando che la partita tenda lentamente verso l’equilibrio. Si prova a ripartire sfruttando la velocità di Noujoum. E Fabbia che vuole sorprendere direttamente da centrocampo. E lentamente, mentre si entra nei dieci minuti finali, la partita assume un canovaccio chiaro. Preciso. Perché è vero che il Milan si prende il fraseggio. Si prende gli spazi a centrocampo. La Juve accetta, ma non soffre e sorprende. Come fa la girata di Avelino Maiolino: perfetta, nell’eludere la marcatura, nel continuare a lavorare spalle alla porta – come aveva fatto per tutta la ripresa – e regalare alle piemontesi la manita. Come fa Coggiola, che trova lo spazio per scappare, guadagnandosi il rigore. E, dopo la prima risposta di Fadigaribadisce in rete il sesto gol bianconero. Cara Juve, 6 bellissima. E alla tua prima apparizione all’Annovazzi sei già in finale.

DISTINTA GARA

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Inter – Juventus

Il fascino del Derby d’Italia non conosce età, e la sfida tra Inter e Juventus dei classe 2012 ne è la prova tangibile. Sul terreno di gioco dell’Enotria è andato in scena un monologo nerazzurro, una prestazione corale di altissimo livello che ha visto la formazione di casa imporre il proprio ritmo sin dai primi battiti del cronometro, lasciando ai bianconeri solo le briciole di un match deciso dalla qualità tecnica e dalla fame agonistica dei ragazzi in maglia nerazzurra. 3-0 e finale conquistata. E in finale sarà un altro derby, un po’ più sentito…

L’approccio dell’Inter è feroce. Sin dal fischio d’inizio, i nerazzurri prendono il controllo delle operazioni, occupando stabilmente la metà campo avversaria. Già al 2′, l’Inter si rende pericolosa per vie centrali: Gianpieretti riceve palla in una zona nevralgica, si libera per la conclusione ma il suo tiro finisce alto sopra la traversa. È il primo segnale di un assedio che non tarderà a produrre frutti. Pochi minuti dopo, al 7′, è Guerrero a salire in cattedra. L’ala nerazzurra si accentra con agilità, mandando a vuoto il diretto marcatore, ma la sua conclusione pecca di precisione e si spegne a lato. La Juventus fatica a imbastire una reazione, schiacciata da un pressing alto che toglie respiro alla manovra di costruzione bianconera. Al 15′, sale la pressione: Ciancimino, autore di una prova maiuscola, scatta sul fondo e mette al centro un pallone velenoso che attraversa tutta la porta, scorrendo pericolosamente a filo tra i due pali senza trovare la deviazione vincente. È il preludio a quello che accadrà nella ripresa. Se nel primo tempo la Juventus era riuscita faticosamente a mantenere la porta inviolata, il secondo tempo si trasforma in un incubo per la difesa ospite. Da sottolineare, però, sponda bianconera le prove del duo d’attacco Dwomo-Amadio, sempre attivi lì davanti e spesso anche ad aiutare in ripiegamento.

Al 6′ della ripresa, l’equilibrio si rompe definitivamente. Ventura pennella un cross perfetto dalla fascia, un pallone che chiede solo di essere spinto in rete: Ortolani legge la traiettoria con un tempo d’inserimento da manuale, svetta in anticipo sulla difesa bianconera e di testa trafigge il portiere per l’1-0. L’Inter ne approfitta subito per raddoppiare. All’11′, un’azione corale da applausi: palla filtrante in area, Sperati lavora un ottimo pallone di sponda proteggendo la sfera e servendo uno scarico perfetto per l’accorrente Ciancimino. Il numero 9 nerazzurro non ci pensa due volte e scaglia un mancino a incrociare che si insacca nell’angolino basso. È il gol del 2-0 che mette in ghiaccio la partita. Ma lo show di Ciancimino non è finito. Al 16′, l’attaccante nerazzurro decide di mettersi in proprio per firmare la doppietta personale. Riceve palla sulla corsia sinistra, accelera puntando Marchisone e lo scarta con una finta secca. A quel punto si trova a tu per tu con Nichitean, il portiere juventino tenta l’uscita disperata ma Ciancimino lo evita con una freddezza glaciale, depositando il pallone in rete per il 3-0. Il triplice fischio sancisce una vittoria netta e meritata per la squadra di Pedrinelli.

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