League: Bracco Cup - Woman's Football

Juventus – Inter

Finale Bracco Cup 11 Woman’s Football

«L’attesa del piacere è essa stessa il piacere» si diceva in una vecchia pubblicità. Perché per avere questo verdetto si è dovuto attendere quella che è parsa un’eternità. Ci si è messo un rinvio dell’ultimo atto dell’Annovazzi, ci si è messa la pioggia e la grandine che hanno costretto il direttore di gara a sospendere la partita. Ma, a contribuire all’infinita meraviglia di questa finale, sono anche e soprattutto Inter e Juventus. Se si arriva ai rigori, se sono solo i penalty a decretare le campionesse dell’undicesima Women’s Bracco Cup, è grazie a loro. È grazie a Franceschi e al primo tempo perfetto delle nerazzurre. È grazie a Tarolla e alla reazione della formazione di Colombo che nel finale si arrocca in difesa, perché sa che dai nove metri può davvero fare la differenza. Perché sa che chi si presenta con il pallone in mano, raramente sbaglia. Una dimostrazione? Quattro ne battono, quattro ne segnano. Anche il più pesante. Anche il più difficile. Affidato al capitano. Ad Alisa Spellecchia. Palla da una parte, Arrigoni dall’altra. E alla prima partecipazione è già vittoria.

Affascinante. Come altro definire il Derby d’Italia? Juventus e Inter, Inter e Juventus, la storia di una rivalità che torna indietro negli annali. E che all’Annovazzi si incontra, nel femminile, per la prima volta. Anno di rivoluzione, quello del Torneo dell’Enotria. Perché, in qualsiasi caso, qualcosa è destinato a cambiare. Che sia il ritorno al successo delle nerazzurre, dopo l’anno del Milan, che sia il first try delle bianconere che dopo aver superato le rossonere si vogliono ergere a corsare all’ombra della Madonnina. Non ci resta che sedersi e godersi lo spettacolo. E l’inizio è lo specchio di queste due forze che si attraggono e si annullano. Con la fuga di Franceschi a cui risponde il tentativo dalla distanza di Grasso, scossa e risposta di una partita fin dai primi istanti viva. E che così vuole rimanere. Perché all’energica centrocampista piemontese le nerazzurre provano a rispondere con l’attacco alla profondità della nueve. Ribadendo che da qui può passare il vantaggio, anche se si fa fatica a cambiare l’iniziale equilibrio di Via Cazzaniga. Seppur l’incornata di Marando sibili pericolosamente vicino al palo. Anche se il sinistro di capitan Signorelli costringe Consentino alla parata plastica. E lentamente, Inter e Juve cominciano a parlare lingue diverse: c’è la lingua del fraseggio, comandato dal capitano di Bellini, che costruisce e serve Rizzotto, che però manda alto, c’è l’effetto sorpresa che si fa chiave tattica delle ragazze di Lombardo. Ed è sempre Franceschi che, a meno di dieci minuti dal duplice fischio, rischia di cambiare tutto. Di spezzare una fragile che si è trascinata per un quarto d’ora. Resistendo al ritorno del difensore, dopo aver con il pressing riconquistato la sfera. E se Consentino risponde al primo tentativo dell’attaccante dell’ex Sarnico, cinque minuti dopo non può nulla: perché si ritaglia lo spazio giusto, perchè scappa sulla sinistra e nessuno la prende più. E l’Inter si avvicina così a un clamoroso ritorno in cima alla Bracco. Perché dopo il vantaggio, sono le lombarde a confermarsi. Non nel risultato, che rimane invariato, quanto nel gioco e nel possesso. Con Molinari che da destra passa a sinistra e da subito inventa per Rizzotto. Ma alla fine del primo tempo l’1-0 non decide nulla.

E la rivoluzione di Bellini, che delle prime nove lascia in campo solo Rizzotto e bomber Franceschi, non si traduce, almeno nei primi istanti della ripresa, in una rivoluzione in campo. Anche se Avelino Maiolino sfiora il colpaccio. Con il pressing, riconquistando palla e colpendo un clamoroso palo. Che lascia tutto invariato, ma dimostra una cosa: la Juve è viva. E nonostante il brivido Piccaluga, su cui Lo Iacono risponde presente, è ancora in partita. Come dimostra il destro di capitan Spellecchia, che sibila pericolosamente alla destra di Arrigoni. Eccola, la reazione bianconera. Che dopo alcuni minuti di studio, si lancia alla ricerca del pari. Ed è proprio la sua bomber a riaprire tutto: a un quarto d’ora dal termine, Tarolla riceve e la gira in porta. E ora si riapre tutto, perché Franceschi sfiora ancora, perché l’Inter si rilancia subito in attacco. La Juve si arrocca, praticamente nella propria area. Le ragazze di Bellini si prendono la sfera e il suo controllo, senza più volerlo lasciare. Nonostante lo strappo di Sardi che illumina sulla destra. Ma ormai questa finale, questo Annovazzi, ha assunto la forma dell’infinito. E così, al duplice fischio l’1-1 manda direttamente ai calci di rigore. Quelli che con il Sarnico premiarono la Juve e che chissà se stasera riusciranno di nuovo a portare fortuna alla squadra di Colombo. Detto, fatto: perché le piemontesi sono glaciali, perché Spellecchia si prende carico del rigore più pesante – l’ultimo, dopo gli errori di Vetro e Della Morte – e lo mette lì dove Arrigoni non può arrivare. Consegnando, dopo un torneo eterno, con tanto di finale sospesa per grandine, la Women’s Bracco Cup alla Juventus.

 

DISTINTA GARA

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Atalanta – Inter

Spettacolo ne abbiamo? Assolutamente sì! Questo è l’unico presupposto per la seconda semifinale, tutta a tinte nerazzurre, del Torneo Annovazzi. Entrambe le squadre si danno battaglia sin dal primissimo minuto per raggiungere la Juventus in finale e tentare di portare a casa il trofeo. A un primo tempo in cui la squadra bergamasca è riuscita a creare numerose occasioni pericolose, risponde un secondo tempo ricco di gol, ma tutti con a firma del Biscione. Le ragazze di Bellini ribaltano completamente la gara grazie alla doppietta di Greta Della Morte e alla rete di Molinari, conquistando così il pass per la finale.

La partita inizia subito con l’Atalanta che non rimane succube del gioco meneghino, ma aggredisce alta l’Inter, impedendole di sviluppare il proprio gioco. La prima vera occasione arriva all’8’ per la squadra bergamasca: Colleoni, su punizione, mette in mezzo un tiro-cross molto insidioso. Il pallone arriva dalle parti di Arrigoni, ma sulla ribattuta nessuna giocatrice dell’Atalanta riesce a ribadire in rete il pallone rimasto vagante. L’Inter un minuto più tardi rischia grosso. Fiorentino, dal limite dell’area, calcia a incrociare, ma il pallone finisce sul palo lontano, graziando la difesa meneghina. Con il passare dei minuti, però, l’Inter prende campo e fiducia, arrivando con maggiore continuità dalle parti di Taiocchi. Al 14’ ci prova Calderoni, che da fuori area lascia partire un’ottima conclusione: il pallone però non gira abbastanza ed esce alla destra del portiere. La squadra meneghina entra sempre di più in partita e al 25’ sfiora il gol con Lucianò, che da fuori area tenta di sorprendere l’estremo difensore bergamasco: il pallone scende improvvisamente e si infrange sulla traversa, con l’Inter che vede svanire la possibilità di chiudere il primo tempo in vantaggio.

Nonostante l’ottimo finale di primo tempo dell’Inter, l’avvio della ripresa è ancora bergamasco. Premoli arriva sul fondo e mette in mezzo uno splendido pallone solo da spingere in rete, ma sia Fiorentino sia Muttoni mancano l’impatto con la sfera. Dopo questo primo grande spavento, la squadra meneghina inizia a carburare fino a trovare il gol al 16’ con Della Morte, la più reattiva su un pallone rimasto vagante in area, che ribadisce in rete il vantaggio nerazzurro. L’Atalanta sembra accusare il contraccolpo psicologico e non riesce più ad arrivare con la stessa frequenza nell’ultima trequarti. Al contrario, l’Inter prende sempre più fiducia e continua a creare occasioni, tenendo costantemente sotto pressione la difesa avversaria. Al 18’ arriva infatti il raddoppio, con Molinari che non può sbagliare il tap-in dopo l’ottimo lavoro della catena di sinistra: un gol che porta l’Inter sul 2-0. La gara sembra ormai chiusa e, nel finale, arriva anche il 3-0. Della Morte fa tutto da sola e lascia partire una conclusione a fil di palo su cui l’estremo difensore atalantino non può nulla, mettendo definitivamente il sigillo sulla qualificazione alla finale, che quest’anno sa di Derby d’Italia.

In una gara molto complessa, se non poteva sbloccarla lei, chi altri? Ovviamente Greta Della Morte. Una rapidità di gamba e una facilità di calcio impressionanti, che mandano in tilt la difesa bergamasca e mettono il sigillo sulla vittoria meneghina. Accanto a Batman, però, c’è sempre Robin. E che Robin: Molinari. Per tutta la gara trasforma la fascia destra in fuoco e fiamme, nonostante la retroguardia avversaria le abbia riservato un’attenzione particolare dall’inizio alla fine.

In un’Atalanta che ha dimostrato di poter reggere il confronto contro una grande squadra come l’Inter, spicca sicuramente la prestazione di Colleoni, che ha messo lo zampino in quasi tutte le azioni pericolose della Dea e nella prima frazione ha sfiorato più volte il gol. Chissà come sarebbe andata se la numero 7 avesse trovato la rete del vantaggio. Inoltre, non si può non citare la grande prestazione di Fiorentino, vero riferimento offensivo della squadra bergamasca. Dal primo minuto ha spesso cercato la profondità, allungando la difesa avversaria e permettendo alle compagne di inserirsi. Da sottolineare anche il grande lavoro spalle alla porta, che raramente finisce nel tabellino finale ma che si rivela fondamentale per tutta la squadra.

DISTINTA GARA

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Juventus vs Milan

Al primo tentativo. Alla prima apparizione nel torneo. Niente male, no? Per la Juve di Lombardo è già un Annovazzi magico. Ed estremamente cangiante. Una caleidoscopica avventura fra le mura dell’Enotria, che dopo la sofferenza e il cuore mostrato nei quarti col Sarnico, ha assunto un colore ben diverso. Una forma ben diversa. Quella di una squadra che con il Milan è partita forte e ha deciso di non lasciare mai il gas. A partire da chi, da capitano, dà il buon esempio. Spellecchia regala la tripletta, poi costruisce e prepara a una Tarolla che si conferma centrale in questa competizione. E se Venditto ci prova, sono Avelino Maiolino e Coggiola a mettere il punto esclamativo. E a rompere una “tradizione”: la finale della Women’s Bracco Cup non sarà un derby. O almeno, non quello della Madonnina.

Due rette coincidenti sono per natura destinate a incontrarsi. Prendono direzioni opposte, ma devono giungere allo stesso luogo. Così nella geometria, così nella vita vera. Così, calcisticamente, all’Annovazzi. Perché i quarti di finale del Milan passano dalle certezze di Lucchetti e Nembri, perché il martedì Juve passa dall’eterna sfida con il Sarnico. Resettare per andare avanti, perché ciò che importa è essere arrivati fin qui.

E l’inizio Juve è perfetto. Perché servono solo sessanta secondi, un giro di orologio che basta alle bianconere per passare avanti. Trovando Spellecchia sola al centro, con un tap-in che si traduce in 1-0. Quello che le ragazze di Lombardo vogliono consolidare nei minuti successivi. Perché le rossonere vogliono giocare dal basso. Con Petruzzellis che prova a tenerla col fisico, con Lucchetti che cerca di gestirla. Ma gli spazi sono pochi. Chiusi dal centrocampo torinese, che ricerca Tarolla appena ne ha l’occasione. E aiutate da un pressing incessante, le piemontesi rimangono sempre, costantemente lì. E con la giusta verticalizzazione, con l’inserimento del suo capitano, ecco il raddoppio. Eccola la doppietta.

Eccola, la garra rossonera. Quella che allontana la sfera dai guantoni di Metrangolo, che porta le rossonere a potersi giocare qualche carta in più davanti. Anche se, in questi primi venticinque, l’asso pigliatutto, quello che rompe il banco, è ancora il diez ospite. Quello che dopo aver concesso la doppietta, rompendo le linee al centro, si reinventa esterna e scappa sulla destra. E dal suo piede passa l’assist – più o meno – per la sua compagna con la nove sulle spalle. Appoggio in porta e vantaggio di tre. Che dura poco, una manciata di minuti. Perché il Milan si aggrappa al cap e al destro potentissimo di Venditto: la prima guadagna la punizione, la seconda la realizza. E a cinque dal duplice fischio si riaccende la fiamma del Diavolo. Che prova a rilanciarsi, a riaprire ogni discorso prima dell’intervallo. Aiutato dai guantoni del suo portiere. E dalla grinta di Bruni. C’è ancora tempo.

Anche perché in trenta secondi Modric bussa alla porta di Lo Iacono: sinistro deviato che il portiere bianconero manda in angolo. Lasciando che sia ancora il suo capitano a prendersi la scena. Spellecchia raccoglie dal limite e insacca la tripletta. Lo squillo rossonero trova risposta immediata. Nel risultato e nel gioco delle ragazze di Lombardo. Con Benedettino che tenta l’eurogol da posizione defilatissima. Con una Juve che gestisce e cerca di prendersi il possesso. Fraseggiando e lavorando a centrocampo. E lasciando che la partita tenda lentamente verso l’equilibrio. Si prova a ripartire sfruttando la velocità di Noujoum. E Fabbia che vuole sorprendere direttamente da centrocampo. E lentamente, mentre si entra nei dieci minuti finali, la partita assume un canovaccio chiaro. Preciso. Perché è vero che il Milan si prende il fraseggio. Si prende gli spazi a centrocampo. La Juve accetta, ma non soffre e sorprende. Come fa la girata di Avelino Maiolino: perfetta, nell’eludere la marcatura, nel continuare a lavorare spalle alla porta – come aveva fatto per tutta la ripresa – e regalare alle piemontesi la manita. Come fa Coggiola, che trova lo spazio per scappare, guadagnandosi il rigore. E, dopo la prima risposta di Fadigaribadisce in rete il sesto gol bianconero. Cara Juve, 6 bellissima. E alla tua prima apparizione all’Annovazzi sei già in finale.

DISTINTA GARA

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Rhodense – Atalanta

Tris all’esordio all’Annovazzi in questa stagione. Tris di vittorie alla partenza del campionato primaverile. In Lombardia – e soprattutto nel movimento – si conosce bene la Rhodense e il suo modus operandi. In tutte le categorie, con le Giovanissime che si trovano ora a difendere il titolo di campionesse di Lombardia. E che vogliono puntare anche alla top-4 dell’Annovazzi. Con le Prof già alle semifinali, con l’Atalanta che di fronte a loro ha la stessa aspirazione.

E l’inizio è prorompente, dirompente, per Okungbowa e per le milanesi. Che con la nueve si presentano davanti a Taiocchi, costretta al fallo dal dribbling. Costretta al miracolo, sempre sull’attaccante, sul rigore che ne scaturisce. Doppio, se consideriamo il riflesso anche su Sara Creanza. Che arriva per ribadire in rete, dopo il primo intervento dell’estremo difensore nerazzurro, ma che si deve arrendere ai suoi guantoni. Il secondo quarto di finale inizia così. E continua su questa falsa riga. Almeno nei primi venticinque minuti. Perché il portiere bergamasco si ripete sulla quindici di Via Cadorna, perché è vero che le arancionere si prendono il pallino del gioco, ma è altresì vero che a passare avanti, per una manciata di minuti, è la DeaChe non fallisce dal dischetto: Valassina tocca, ma non evita la gioia di Colleoni. Quella che innesca la risposta arancionera. Perché il vantaggio dura cinque minuti, perché a riposo si va sull’1-1. Con un movimento già visto e ripetuto nel corso della prima frazione. Imbucata per Nelly e stavolta l’1 avversario non può nulla.

Ma il pari sembra essere messo da subito in pericolo. Dalle nerazzurre che ripartono fortissimo, che schiacciano fin da subito sull’acceleratore. Dalle ragazze di Rho che si schiacciano, ma cercano di essere pericolose in contropiede. Così, si stabilizzano i primi dieci della ripresa. Dodici, a ben guardare. Perché a rompere l’equilibrio, a spezzare le catene dell’1-1, ci pensa Centonze. Break perfetto, di forza, nella difesa di Naddeo e pallone in rete. È fuga Atalanta. È risposta Rhodense. Di nuovo, seguendo però il canovaccio del secondo tempo. Sofferenza, ripartenza. Fino all’ultimo secondo. Quando lo squillo di Sara Botta sembra trascinare la sfida ai calci di rigore: tiro cross, colpo di reni clamoroso di una Taiocchi che sembrava battuta, ma che con un riflesso butta il pallone fuori dalla porta. Il palo per tenere tutto invariato, il triplice fischio per dare conferma: fra i complimenti reciproci del pubblico, Zonca va in semifinale.

DISTINTA GARA

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Cremonese – Milan

Mancano diciannove giorni al 29 marzo. Diciannove giorni che ci separano dalla sfida dell’interregionale fra Milan e Cremonese. Diciannove giorni in cui potrebbe succedere di tutto. Perché le rossonere – con tante sottoetà – si son ritrovate a risalire la china dopo la falsa partenza nel derby con l’Inter. Tre vittorie, e ora si cerca la quarta. Nel frattempo, però, c’è anche la Cremo. Che esce dalla sfida thriller con il Como – conclusasi dopo tredici calci di rigore – e che vuole regalarsi il sogno qualificazione.

E con quel coraggio le grigiorosse ricominciano all’Enotria. Perché il Diavolo inizia forte, premendo subito sull’acceleratore. Con Venditto a lavorare sull’out di sinistra, con due pali in un minuto – della tredici prima, di Petruzzellis poi – a negare il vantaggio rossonero. Senza però rallentare un ritmo che comincia a puntare sempre più su. Eppure, le ragazze di Martelletti reggono all’urto. E senza paura, provano a risalire, aiutate dal piede di Venturelli che risponde al capitano di Sacchi. E, pur rischiando su Bruni, manda sul legno la sfera. Poi un break, un lampo di Sampaolesi: che spacca il campo e serve in profondità Lucchetti. Lì davanti non sbaglia e cambia tutto. La formazione del campione d’Italia passa con la verticalizzazione giusta e così prova a ripetersi . Con lo stesso movimento del suo attaccante, che vuole sorprendere così la marcatura fissa di Marenghi. Ma dopo l’1-0, la Cremo non è uscita dal campo. Ci è rimasta, cercando subito la risposta. E se ancora si sfiora il raddoppio – rasoterra di Jacchetti prima, inserimento della sette poi – al duplice fischio si rimane così. Perché è vero che il Milan lavora sulle fasce e costruisce spazi al centro, ma è altresì vero che un solo gol di vantaggio non decide niente.

E questo, il Diavolo, lo sa bene. Perché la ripresa è un copia e incolla dei primissimi minuti del match. Riversate nella metà campo avversaria, alla ricerca dello spazio giusto. Quello lasciato per sfiorare la doppietta, quello che si crea Petruzzellis, chiusa solo a un clamoroso intervento al momento del tiro. Dopo aver persino scartato il portiere. Prima di smarcarsi con un taconazo bello e fortunato, prima che Pacchioni deviasse sulla traversa un destro velenosissimo. Quattro, anzi no. Quinto legno del Milan, vista l’incornata di Lucchetti che sbatte sul palo. Ora però è tutta un’altra storia. Non nel risultato, per adesso, ma nell’andamento. Seppur qualche metro la Cremonese riesca a riguadagnarlo. Con lo squillo Mihali da posizione defilatissima. Con la punizione di Marenghi che costringe Mairiga a mandare in angolo. Perché dopo dieci minuti difficili, le grigiorosse stan provando a regalarsi un’ultima chance. Azione, reazione, controreazione. Con la parola d’ordine che lentamente diventa l’equilibrio. Come due forze opposte che si annullano. Legge fisica. Che Nembri riesce a spezzare, raccogliendo un pallone vagante e spedendolo subito in porta. Eccolo, il gol della sicurezza. Che si costruisce nei cinque finali, provando il tris e allontanando il pericolo. E nell’ottica che la miglior difesa è l’attacco, sono le Sacchi girls a prendersi le semifinali.

DISTINTA GARA

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Real Meda – Inter

Una bella svolta, rispetto a quanto le nerazzurre avevano fatto nella scorsa stagione. Prime a punteggio pieno nell’interregionale, dopo essersi già aggiudicate il primo derby della stagione. L’anno scorso fu finale all’Annovazzi – ennesimo rematch della stracittadina milanese, festeggiò il Milan – e quest’anno si deve provare a ripetersi. Con di fronte le Pantere di Meda, uscite da un clamoroso 3-2 con la Pro Sesto. In rimonta, come a sottolineare che nella formazione di Mucci nessuno vuole mollare. Come dimostrato dai primi venti secondi bianconeri, dalla fuga di Costa chiusa da Calderoni. Il primo squillo arriva da Meda, la risposta è nerazzurra. Coi guantoni di Munteanu a sporcarsi sull’inserimento di Loda. Con Ferlin non perfetta ma che costringe comunque Gervasoni a mandare in angolo. Perché è lentamente l’equilibrio a prendersi la scena. Quello rotto dalla sgroppata di Franceschi – chiusa da Mandaradoni – e dalla freccia di Piccaluga, a cui risponde ancora l’estremo difensore brianzolo. Che non può nulla, sulla forza bruta della nueve nerazzurra. Che non si fa togliere palla da nessuno, che apre il piatto e spiazza. Le ragazze di Bellini passano. E in un attimo raddoppiano: Loda per Signorelli che s’inserisce e non sbaglia. Mentre l’Inter trova fiducia. Metri di campo e soluzioni. Che la portano ad allontanare il pericolo, cominciandone a creare. Passando dalle fasce, trovando il tris con il missile dalla distanza di Piccaluga. E il poker con il bis del suo capitano. In sei minuti le milanesi si costruiscono il 4-0. Confermato dall’assolo del Biscione. E dalla manita di Franceschi, dalla doppietta dell’attaccante con la nove sulle spalle. Eppure, la reazione Real arriva. Perché è vero che la risalita sembra ormai complicatissima, ma è altresì vero che è di nuovo la nueve a scaldare i guantoni e a tenere viva la fiamma. Eppure, l’andamento della gara non sembra cambiare. Nonostante il coraggio delle pantere, nonostante la risposta Munteanu al piazzato di Morandi. Sono ancora le nerazzurre a tener palla, a cercare di imporre il proprio gioco. E a sfiorare ancora con il destro di Della Morte che sibila pericolosamente vicino al palo. E un paio di minuti dopo con Calderoni. Perché la pressione porta le ragazze dell’ex Sarnico a occupare costantemente la metà campo avversaria. Trovando linee, spazi, triangolazioni. Quella che porta Rizzotto davanti all’estremo difensore avversario. Ci aveva provato in slalom, ci riesce col fraseggio. E s’inserisce così nella festa Inter. Che ora cerca la sua undici, che continua imperterrita a premere sull’acceleratore. Seppur una reazione ci sia. In contropiede, in pressione. Così prova il Meda a rispondere. Così prova a colpire Costa. Che lotta in mezzo ai difensori. Come fa, dall’altra parte, la numero uno. Chiude su Sala, risponde anche all’inserimento di Giglio. Ma non può nulla su quell’esterno potentissimo, sul destro di Vetro che spacca la porta e mette la parola fine. 7-0.

DISTINTA GARA

vs

Sarnico – Juventus

C’è tanto hype, dietro alle Giovanissime del Sarnico. Un gruppo di cui si parla da tempo – il responsabile del femminile, Luca Battistini, già nel corso della scorsa stagione continuava a ripetere di stare «attenti a queste 2012» – e che è pronto a ripetere e, perché no, a superare il record bergamasco nella categoria. All’interregionale ci siamo già e le ultime due vittorie sembrano già aver tracciato una linea. Che oggi si può ribadire, all’Annovazzi. Con una Juventus che nel girone A sta facendo – e non è una novità – benissimo e che arriva in terra lombarda per ribadirsi. Anticipazione di ciò che verrà in campionato? Chissà. E dopo due minuti torinesi, le lombarde trovano la chiave. Quella che porta Goi Rottolo a centimetri dal vantaggio: grande girata a centro area, grande risposta di Consentino, che chiude lo specchio ma che non evita che le biancazzurre si prendano il controllo del campo. Nonostante il brivido Tarolla, che legge l’indecisione della difesa avversaria ma non inquadra lo specchio. Senza però togliersi dalle spalle quel ruolo di Toro di cui la nueve si prende carico. Mobilissima lì davanti, con la consapevolezza che da qui passa la risalita della Juve, in questa storica prima volta all’Annovazzi. Sensazione confermata dai fatti, confermata da quell’inserimento sul filo del fuorigioco che si traduce in gol. In due passaggi le ragazze di Franco indirizzano la sfida. Nel risultato, negli equilibri. Perchè dopo un quarto d’ora sofferto, sono le bianconere a prendere il controllo del campo. A ribaltare l’andamento iniziale. A Coggiola risponde il piede di Moretti, che si fa trovare pronta anche sulla bomber piemontese. Ma ci eravamo abituati a svolte improvvise. Così era arrivato il vantaggio, così arriva il pari. Giulia Ferrari a fari spenti, su un pallone arretrato e la biancazzurre agguantano l’1-1. Per una manciata di secondi. Nel più classico di azione, reazione, controreazione, nella “solita sospetta” della serata di Via Cazzaniga. Sfera nascosta a tutti e fatta ricomparire nel sacco. Per il 2-1, per la doppietta. E se un gran intervento di Noujoum evita l’ennesima svolta improvvisa, è Moretti a chiudere due volte su Coggiola e a tenere aperta ogni speranza di rimonta. Ogni possibile 2-2 che Morzenti prova ad agguantare con la rivoluzione. Cambiandole tutte. Cercando la svolta che la Juve pesca dalla sua diez la speranza di fuga. Da Spellecchia che resiste, si riprende la sfera e la mette all’angolino. E in un attimo è 3-1 bianconero. Perseveranza, quella che racconta il Sarnico. Che non vuole mollare. E che con il destro di Ruci spaventa Lo Iacono. Decisiva, così sulla dieci, così sull’inserimento di Subasti. E da un dodici all’altro, dalla paratona della bianconera a quella di Cadei su Sardi. Rimane tutto aperto, a un quarto d’ora dal termine. Finché Avelino Maiolino non scappa – in una verticalizzazione simile all’1-0 torinese – e insacca il poker. E sfiora la doppietta, trovando però i guantoni dell’estremo difensore avversario a dirle di no. Coraggiosa, come Subasti. Come l’inserimento della quindici che sfiora la traversa. Perché Perletti e compagne provano l’ultimo assalto. E con la punizione del capitano – aiutata da una deviazione – si regalano un finale in crescendo. Che con il tap-in della diez si regalano un’ultima chance. E che con l’inserimento di Peran si regalano un insperato pareggio. Che porta tutto ai calci di rigore. Lo Iacono para il primo, Guzzan segna l’ultimo. E la Juventus passa.

DISTINTA GIOCATRICI

vs

Macallesi vs Rhodense

Meno incerto il verdetto del secondo incontro di serata, che vedeva di fronte la Macallesi e la Rhodense. Le arancionere si impongono con il punteggio di 3-0, guadagnandosi l’accesso al secondo turno dove incontreranno l’Atalanta, sempre il prossimo 10 marzo. Gara molto piacevole, veloce, tra due formazioni che hanno giocato a visto aperto senza risparmiarsi, entrambe schierate con un modulo che prevedeva soli due difensori. Il primo tempo scivola via in equilibrio, con una traversa a testa colpita dalle due squadre e un sostanziale bilanciamento in campo. La Macallesi c’è, e tiene testa a una delle formazioni più competitive del panorama dilettantistico non soltanto lombardo. Al minuto 25, quindi, si va al riposo ancora sul punteggio di 0-0. Registro di gara che cambia nella ripresa, quando la Rhodense – anche grazie a una maggiore possibilità in termini di rotazioni – alza i giri del motore trascinata da una strepitosa Okungbowa, che sblocca i risultato dopo cinque minuti dal rientro in campo. L’attaccante arancionera scappa via alla diretta marcatrice e conclude in porta all’incrocio con il sinistro, non il suo piede favorito. A questo punto la Macallesi di Francesca Gargiulo è costretta a scoprirsi di più per andare a caccia del pareggio, la Rhodense ne approfitta, e arrotonda ancora il punteggio. Il secondo gol è firmato da Noemi Di Martino. Palla da fermo messa al centro dell’area, sfera che viene respinta ma che resta lì invitante, con Di Martino puntuale a scaraventare in porta il gol che concede già una certa sicurezza sul discorso qualificazione. Di lì alla fine, però, arriva anche il terzo gol per la Rhodense, forse leggermente severo nella fotografia dell’andamento di gara. A siglarlo, di testa, è ancora Nelly Okungbowa, vera mattatrice dell’incontro che oltre alla doppietta personale fata registrare a referto collezionerà numerose altre chances da rete. Completo così il tabellone dei quarti di finale dopo le prime quattro partite di questa edizione 2026 della Bracco Cup Annovazzi. Programma che vedrà quindi in campo in campo come detto la Cremonese contro il Milan, l’Uesse Sarnico contro la novità stagionale Juventus, la Rhodense con la Dea e il Real Meda con l’Inter.

DISTINTA GARE

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Cremonese vs Como

Una sfida intensa, ricca di colpi di scena, di strappi e di rincorse ha acceso la seconda giornata della Bracco Cup Annovazzi nel torneo femminile organizzato dall’Enotria. Sul campo, nei due tempi da 25 minuti ciascuno, Cremonese e Como hanno dato vita a un 4-4 spettacolare. Con l’epilogo arrivato soltanto ai calci di rigore dove le grigiorosse si sono imposte 9-8, passando al turno successivo dopo Real Meda e Uesse Sarnico, qualificatesi la scorsa settimana nel debutto ufficiale della manifestazione. Sono le lariane a passare in vantaggio dopo soltanto due minuti di gioco. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, infatti, Celaj è lesta a mettere dentro il gol dell’1-0. La rete subita dà subito la scossa alla Cremo, che pareggia i conti immediatamente coronando una ripartenza che pesca in profondità Le Rose tra due difensori, brava a trasformare. Da qui in poi sarà sempre la squadra di Martelletti a trovarsi avanti nel punteggio. Il 2-1 arriva al minuto 12, con un tiro di Mihaili leggermente deviato da un tocco di un difensore che trae in inganno il portiere. Il Como però non molla, nonostante poca fortuna negli episodi, e trova il 2-2 quattro minuti più tardi con Alberio, che riceve sul centro-sinistra e piazza un diagonale vincente. Le folate si susseguono, e così i gol. prima della fine del primo tempo arriva infatti quello di Delfini, per il 3-2, un tiro-cross sporcato ma comunque indirizzato verso la porta. Sempre in partita tuttavia il Como, ottimo a trovare subito il nuovo equilibrio in avvio di secondo tempo. Autrice del gol questa volta è Redaelli, ben assistita da Celaj, una delle grandi protagoniste della partita. La Cremonese risponde però colpo su colpo, ed è ancora Le Rose a siglare dopo appena un minuto il 4-3 grazie a uno stop e a uno scarico vincente di una compagna. Il nuovo vantaggio dura fino al 17′, quando sempre Celaj perviene al 4-4 che manda tutto ai calci di rigore. Anche dal dischetto si gioca sui dettagli, ma sono le grigiorosse a spuntarla, preparandosi ora ad affrontare il prossimo 10 marzo il Milan, detentore del trofeo.

DISTINTA GARA

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Pro Sesto vs Real meda

Il secondo degli ottavi di finale della serata è stato infatti un’autentica corrida, un concentrato di colpi da campione, errori e ritmo altissimo. Una partita iniziata e finita meglio della Pro Sesto ma vinta da un Real Meda energico, grintoso ed entusiasmante, capace di ribaltare la partita con colpi sensazionali e saper poi soffrire e resistere da vera squadra. Meritandosi a pieno titolo la sfida delle sfide contro l’Inter, in programma il 3 marzo.

La Pro Sesto parte da grande squadra, costruendo gioco con consapevolezza e cercando di colpire soprattutto con le iniziative di Gianfortone e Progetto, che però non hanno fortuna. Il Real Meda nel frattempo si compatta e capisce lo spartito del match: c’è da difendere a denti stretti ed essere spietate davanti. Le ragazze di Mucci aggiungono però anche grande qualità, uscendo con stile dalla pressione e costruendo azioni di grande pregio. Il primo sigillo è però della Pro Sesto, che passa avanti al 13′ con la zampata su angolo di Gianfortone su cross di Vinceti (0-1). La reazione delle pantere di Meda è però immediata e dà il via al “ping-pong” di occasioni: dopo un minuto arriva subito il pareggio, con il tap-in di Sanosi dopo la parata di Cervini su Costa (1-1). Cinque minuti dopo è ancora Costa protagonista: la numero nove si inventa un gol meraviglioso, girandosi “alla Giroud” – l’Inter è avvisata – e insaccando nell’angolino (2-1).

Nella ripresa il Real Meda riprende da dove aveva lasciato, concedendo zero e creando a raffica. L’impegno e la dedizione sono fondamentali per arginare la Pro, ma poi, per vincerla, serve anche il talento e quel pizzico di follia che cambia la storia. Ed è quello che mette in campo Lucchetta, che al decimo della ripresa sfrutta un indecisione delle bianco-azzurre e sorprende tutti con un arcobaleno che parte da centrocampo e si insacca dritto sotto la traversa (3-1). Inaspettatamente la terza rete risveglia una Pro Sesto che sembrava alle corde e che invece torna a premere con la rete del 3-2, siglata con un velenoso tiro da fuori area di Angeleri. Negli ultimi minuti c’è ancora tempo per il brivido finale, con la Pro che sfiora il controribaltone in due occasioni. Prima con l’incredibile traversa colpita da Gianfortone, che va vicina alla doppietta. Poi, con un contatto dubbio in area, su cui però Funes lascia correre. Si chiude quindi sul 3-2 l’ultima sfida della serata, con la Pro Sesto che saluta a testa alta e il Real Meda che può festeggiare la grande impresa.

DISTINTA GARA

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