Giorno: 3 Marzo 2026

Real Meda – Inter

Una bella svolta, rispetto a quanto le nerazzurre avevano fatto nella scorsa stagione. Prime a punteggio pieno nell’interregionale, dopo essersi già aggiudicate il primo derby della stagione. L’anno scorso fu finale all’Annovazzi – ennesimo rematch della stracittadina milanese, festeggiò il Milan – e quest’anno si deve provare a ripetersi. Con di fronte le Pantere di Meda, uscite da un clamoroso 3-2 con la Pro Sesto. In rimonta, come a sottolineare che nella formazione di Mucci nessuno vuole mollare. Come dimostrato dai primi venti secondi bianconeri, dalla fuga di Costa chiusa da Calderoni. Il primo squillo arriva da Meda, la risposta è nerazzurra. Coi guantoni di Munteanu a sporcarsi sull’inserimento di Loda. Con Ferlin non perfetta ma che costringe comunque Gervasoni a mandare in angolo. Perché è lentamente l’equilibrio a prendersi la scena. Quello rotto dalla sgroppata di Franceschi – chiusa da Mandaradoni – e dalla freccia di Piccaluga, a cui risponde ancora l’estremo difensore brianzolo. Che non può nulla, sulla forza bruta della nueve nerazzurra. Che non si fa togliere palla da nessuno, che apre il piatto e spiazza. Le ragazze di Bellini passano. E in un attimo raddoppiano: Loda per Signorelli che s’inserisce e non sbaglia. Mentre l’Inter trova fiducia. Metri di campo e soluzioni. Che la portano ad allontanare il pericolo, cominciandone a creare. Passando dalle fasce, trovando il tris con il missile dalla distanza di Piccaluga. E il poker con il bis del suo capitano. In sei minuti le milanesi si costruiscono il 4-0. Confermato dall’assolo del Biscione. E dalla manita di Franceschi, dalla doppietta dell’attaccante con la nove sulle spalle. Eppure, la reazione Real arriva. Perché è vero che la risalita sembra ormai complicatissima, ma è altresì vero che è di nuovo la nueve a scaldare i guantoni e a tenere viva la fiamma. Eppure, l’andamento della gara non sembra cambiare. Nonostante il coraggio delle pantere, nonostante la risposta Munteanu al piazzato di Morandi. Sono ancora le nerazzurre a tener palla, a cercare di imporre il proprio gioco. E a sfiorare ancora con il destro di Della Morte che sibila pericolosamente vicino al palo. E un paio di minuti dopo con Calderoni. Perché la pressione porta le ragazze dell’ex Sarnico a occupare costantemente la metà campo avversaria. Trovando linee, spazi, triangolazioni. Quella che porta Rizzotto davanti all’estremo difensore avversario. Ci aveva provato in slalom, ci riesce col fraseggio. E s’inserisce così nella festa Inter. Che ora cerca la sua undici, che continua imperterrita a premere sull’acceleratore. Seppur una reazione ci sia. In contropiede, in pressione. Così prova il Meda a rispondere. Così prova a colpire Costa. Che lotta in mezzo ai difensori. Come fa, dall’altra parte, la numero uno. Chiude su Sala, risponde anche all’inserimento di Giglio. Ma non può nulla su quell’esterno potentissimo, sul destro di Vetro che spacca la porta e mette la parola fine. 7-0.

DISTINTA GARA

vs

Monza – Atalanta

Il calcio, si sa, è lo sport capace di regalare le emozioni più intense in una manciata di minuti, e quanto accaduto nel match tra Monza e Atalanta ne è la prova lampante. In un avvio di gara che definire elettrizzante sarebbe riduttivo, le due formazioni hanno dato vita a un botta e risposta che ha lasciato il pubblico col fiato sospeso, tracciando fin da subito i contorni di una partita destinata a rimanere impressa nella memoria. Alla fine sono i ragazzi di Enrico a portarsela a casa (2-1), guadagnandosi la possibilità di essere la prima semifinalista del Torneo Annovazzi di casa Enotria.

L’Atalanta approccia la gara con una marcia in più, mostrando una manovra fluida e un’intenzione chiara: colpire subito. La strategia paga immediatamente, addirittura dopo soli tre giri di lancette. Il cronometro segna appena l’inizio delle danze quando Pavesi, con una visione di gioco da veterano, scaglia un lancio lungo millimetrico che taglia come un coltello il centrocampo monzese. La sfera trova Pera, l’ex bomber dell’Ardor Lazzate, che dimostra tutto il suo fiuto del gol: controllo perfetto, un dribbling secco che mette fuori causa l’estremo difensore avversario e deposito in rete a porta sguarnita. L’1-0 è un colpo a freddo per il Monza, che però non ha nemmeno il tempo di smaltire lo shock.

La reazione dei brianzoli è quasi istantanea. Passano appena centoventi secondi, al 5’, e il tabellino deve già aggiornarsi. Frigerio svetta in mezzo all’area su una palla inattiva, la sua spizzata di testa diventa un assist perfetto per Iurascu. La prima incornata di quest’ultimo sembra destinata in fondo al sacco, ma Pavesi, in un moto d’orgoglio difensivo, riesce a salvare sulla linea di porta. Tuttavia, la fortuna premia chi ci crede: sulla ribattuta, Iurascu è il più lesto di tutti ad avventarsi sulla palla. Con una bordata potente e precisa, non lascia scampo alla difesa nerazzurra. È 1-1, e la partita è ufficialmente esplosa.

Dopo il fulmineo scambio di colpi, il ritmo si assesta su livelli altissimi, con entrambe le squadre alla ricerca del varco giusto. Il Monza guadagna terreno, guidato da un dinamismo encomiabile. Al 25’ arriva l’episodio decisivo della prima metà di gara. Bini ara il terreno fino ad arrivare sul fondo. Il suo cross arretrato è un invito a nozze per l’accorrente Iurascu, che con un inserimento perfetto impatta la sfera di potenza. Il tiro è una sentenza: 2-1. Per Iurascu non è un gol banale, ma la conferma di un momento di forma smagliante: con questa doppietta, infatti, firma il suo quarto centro in appena due partite, trascinando la squadra nel Torneo AnnovazziEnrico può sorridere: la sua squadra ha saputo soffrire, reagire e infine ribaltare una situazione che si era fatta subito in salita.

La partita prosegue poi tra tatticismi e tentativi, ma l’inerzia del match è ormai chiaramente a favore dei biancorossi. Il Monza dimostra carattere e solidità, mentre l’Atalanta, nonostante un inizio da sogno, ha pagato a caro prezzo qualche disattenzione difensiva di troppo. Il triplice fischio sancisce una vittoria di cuore e di sostanza, quella che i tifosi amano definire “da grande squadra”.

 

DISTINTA GARA

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Sarnico – Juventus

C’è tanto hype, dietro alle Giovanissime del Sarnico. Un gruppo di cui si parla da tempo – il responsabile del femminile, Luca Battistini, già nel corso della scorsa stagione continuava a ripetere di stare «attenti a queste 2012» – e che è pronto a ripetere e, perché no, a superare il record bergamasco nella categoria. All’interregionale ci siamo già e le ultime due vittorie sembrano già aver tracciato una linea. Che oggi si può ribadire, all’Annovazzi. Con una Juventus che nel girone A sta facendo – e non è una novità – benissimo e che arriva in terra lombarda per ribadirsi. Anticipazione di ciò che verrà in campionato? Chissà. E dopo due minuti torinesi, le lombarde trovano la chiave. Quella che porta Goi Rottolo a centimetri dal vantaggio: grande girata a centro area, grande risposta di Consentino, che chiude lo specchio ma che non evita che le biancazzurre si prendano il controllo del campo. Nonostante il brivido Tarolla, che legge l’indecisione della difesa avversaria ma non inquadra lo specchio. Senza però togliersi dalle spalle quel ruolo di Toro di cui la nueve si prende carico. Mobilissima lì davanti, con la consapevolezza che da qui passa la risalita della Juve, in questa storica prima volta all’Annovazzi. Sensazione confermata dai fatti, confermata da quell’inserimento sul filo del fuorigioco che si traduce in gol. In due passaggi le ragazze di Franco indirizzano la sfida. Nel risultato, negli equilibri. Perchè dopo un quarto d’ora sofferto, sono le bianconere a prendere il controllo del campo. A ribaltare l’andamento iniziale. A Coggiola risponde il piede di Moretti, che si fa trovare pronta anche sulla bomber piemontese. Ma ci eravamo abituati a svolte improvvise. Così era arrivato il vantaggio, così arriva il pari. Giulia Ferrari a fari spenti, su un pallone arretrato e la biancazzurre agguantano l’1-1. Per una manciata di secondi. Nel più classico di azione, reazione, controreazione, nella “solita sospetta” della serata di Via Cazzaniga. Sfera nascosta a tutti e fatta ricomparire nel sacco. Per il 2-1, per la doppietta. E se un gran intervento di Noujoum evita l’ennesima svolta improvvisa, è Moretti a chiudere due volte su Coggiola e a tenere aperta ogni speranza di rimonta. Ogni possibile 2-2 che Morzenti prova ad agguantare con la rivoluzione. Cambiandole tutte. Cercando la svolta che la Juve pesca dalla sua diez la speranza di fuga. Da Spellecchia che resiste, si riprende la sfera e la mette all’angolino. E in un attimo è 3-1 bianconero. Perseveranza, quella che racconta il Sarnico. Che non vuole mollare. E che con il destro di Ruci spaventa Lo Iacono. Decisiva, così sulla dieci, così sull’inserimento di Subasti. E da un dodici all’altro, dalla paratona della bianconera a quella di Cadei su Sardi. Rimane tutto aperto, a un quarto d’ora dal termine. Finché Avelino Maiolino non scappa – in una verticalizzazione simile all’1-0 torinese – e insacca il poker. E sfiora la doppietta, trovando però i guantoni dell’estremo difensore avversario a dirle di no. Coraggiosa, come Subasti. Come l’inserimento della quindici che sfiora la traversa. Perché Perletti e compagne provano l’ultimo assalto. E con la punizione del capitano – aiutata da una deviazione – si regalano un finale in crescendo. Che con il tap-in della diez si regalano un’ultima chance. E che con l’inserimento di Peran si regalano un insperato pareggio. Che porta tutto ai calci di rigore. Lo Iacono para il primo, Guzzan segna l’ultimo. E la Juventus passa.

DISTINTA GIOCATRICI

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